Damiano Coletta
Damiano Coletta

In due anni e mezzo di amministrazione di Latina l’unica cosa che il sindaco Coletta ha saputo fare è stato dare un nome alle strade.

La commissione toponomastica è sicuramente tra le più attive del Comune.

Ci sono state “ricerche di mercato”, sondaggi, “indagini statistiche” che l’efficientissima commissione ha messo in atto in questi mesi per scegliere i nomi da destinare alle vie cittadine.

Oggi c’è stata l’ennesima sfornata con ben 9 nuovi arrivi.

La ragione di tanta solerzia sta, come spiegano, nell’esigenza di risolvere il problema dei residenti delle zone vicine alla Pontina.

Non intendiamo in alcun modo dare giudizi di valore sui nomi scelti a cui va il merito di aver donato, con il loro contributo, ingegno, intelligenza e passione, una identità a Latina capace di superare i confini locali.

Ma non possiamo esimerci dal dire che lo stesso impegno e la stessa caparbietà la vorremmo vedere su temi prioritari che riguardano i cittadini di Latina e le criticità in atto.

Non rende onore alle personalità scelte trovare il proprio nome su strade dove le buche sono più dell’asfalto.

Non rende onore a queste persone, e alla loro famiglia, sapere che quella strada è costellata da rifiuti abbandonati o circondata da erba non tagliata e degrado.

La toponomastica dicono: “è una cosa seria”.

Ma, aggiungerei, non preoccupante.

La semplificazione non dovrebbe essere applicata per togliere il nome da coniugata delle donne ma per rendere accessibili i servizi ed efficiente la macchina amministrativa.

“La toponomastica scrive – dicono – l’identità di un territorio e lo facilita nel ricordare la propria storia”.

La toponomastica è importante ma il sindaco, e la sua maggioranza, dovrebbero sapere che a scrivere la storia di una comunità, di cui tra l’altro proprio le persone scelte sono stati egregi rappresentanti, sono il lavoro, la libertà, la democrazia e la trasparenza.

Principi e valori che evidentemente Coletta ama scrivere sulle targhe ma che non sa in alcun modo applicare.