sabato 18 Settembre 2021
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Coletta “lievita” il teatro semiaperto

Esistono simboli, cose che fanno la differenza. Non mi prendete per un Marco Porcio Catone che “rompe” sempre sul medesimo proposito “ritengo che Cartagine debba essere distrutta”. Ma non posso neanche “crepare”. A Latina un sindaco scelse di fare un teatro per trasformare un agglomerato di case in una città. Lo presero per matto, era Antonio Corona democristiano, uno capace di esercitare il potere. Un cattivo, per dirla con il linguaggio dei “nulli” di ora.
Ora c’è un sindaco, Damiano Coletta, “politicamente figo”, culturalmente “lievitante”, che fa innamorare la gente giusta, quella che si piace, con tutti i carismi. Quella che urla contro la casta: ignoranti… Intanto lievitano pizzica e fisarmonica, artisti di quelli che anche La Repubblica dice che sono giusti, buoni, belli, onesti e puri. Lo chiamano “il capitano”, perché i fighi hanno bisogno di un capo. Coletta ed è così figo che pare Carlo V: sulla sua ambizione non tramonta mai il sole. Cosi si propone come leader nazionale, vicecapo di Italia in Comune, presidente della Provincia e, fortunatamente, il soglio pontificio è occupato altrimenti con i cardinali del andalusi e di Castilla y Leon si sarebbe proposto.
Ma il teatro resta non chiuso, non aperto, inagibile ma provvisoriamente apribile, ma sicuramente inutile in questo limbo.
Quello che fece il democristiano cattivo non fece il capitano piu’ colto del mondo.
Paradossi della storia? No, forse aveva ragione mio nonno “era meglio quando stavamo peggio”.
Un lievito che non fa pane.

Lidano Grassucci
Direttore di LatinaQuotidiano fino ad Aprile 2018. Giornalista professionista, laureato in scienze politiche, è stato direttore de Il Territorio, Tele Etere, Economia Pontina, caposervizio presso Latina Oggi e autore di numerose pubblicazioni.

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