Damiano-Coletta

Un tempo nelle piazze la politica si misurava, si confrontava e cresceva.

I politici, gli amministratori locali camminavano per le strade, utilizzavano i mezzi pubblici, andavano a fare la spesa e li potevi incontrare per salutarli, parlargli, anche per discutere di quello che non ritenevano andare bene per la loro vita e per la loro città.

Oggi, l contrario, la politica della piazza ha paura.

I cittadini vengono di norma schivati fatta eccezione per la campagna elettorale quando vengono definiti i diretti interlocutori, i protagonisti di programmi “aperti” che… non si realizzeranno mai.

Poi, come dimostra capitan Coletta, i cittadini diventano un fastidio, oggetto di comunicazioni monodirezionali calate dall’alto, senza possibilità di appello, senza opportunità di discussione.

Fino alla prossima campagna elettorale ovviamente.

A dimostrarlo il fatto che Coletta e la sua maggioranza per stilare un bilancio dei primi due anni e mezzo di amministrazione hanno scelto un laconico comunicato stampa, dove la maggioranza di Latina bene comune e il capogruppo Bellini, se la cantano e se la suonano senza possibilità di replica.

Eppure dal Capitano coraggioso che con tanto di megafono parlava ai suoi cittadini sprezzante delle contestazioni ci si aspettava qualcosa di più.

Il dubbio che sorge, spontaneo, è che Coletta si sia accorto che quel 37% con cui si è aggiudicato al ballottaggio la partita per guidare il Comune di Latina ha subito in meno di trenta mesi una notevole contrazione.

Ammetterlo però deve essere dura, così tra un’aiuola blindata e qualche fiorellino appassito distribuito qui e là, tra qualche strada e un paio di giardini che hanno cambiato nome, si preferisce restare rinchiusi tar le pareti del Comune a fare come la regina di Biancaneve a confrontarsi con uno specchio che se la canta e se la suona, lontano dalla realtà, protetto dal giudizio del suo popolo.

Sui social, in quella piazza che Coletta e suoi evitano accuratamente il dissenso c’è.

Se Coletta è sicuro, come emerge dai suoi comunicati, di quanto fatto, se davvero ancora crede che la trasparenza e il confronto non siano parole ma il nerbo di una buona amministrazione, se è ancora convinto che i cittadini siano i suoi unici riferimenti, accetti quel guanto di sfida lanciato che giace solitario in una piazza del Popolo tanto vuota quanto desolante.

Organizzi una manifestazione pubblica, riempia la piazza dei suoi sostenitori che a suo dire non sono tanti ma tantissimi.

Chiami ad adunata la sua comunità e apra un confronto pubblico non da imperatore ma da primo inter pares quale un sindaco dovrebbe essere.

A gennaio sotto il Comune di Latina spieghi cosa ha fatto e cosa ancora vuole fare e si misuri con i cittadini.

Goda di quel bagno di folla e di consensi che la “buona politica”, quella che non c’era prima, porta con sé e cammini in trionfo verso il 2021 in cui ambisce a fare il bis.

Non raccogliere quel guanto di sfida sarebbe un segno di debolezza politica ed amministrativa che un capitano non può concedersi.