Damiano Coletta
Damiano Coletta

E’ una vera e propria mania quella dell’amministrazione Coletta di cambiare nomi alle strade.

La toponomastica, con relativa commissione, è certamente il settore più prolifero dell’intero comune di Latina.

L’ultima idea geniale partorita da Coletta e dalla sua maggioranza, resa pubblica nel giorno in cui se ne celebrava il ventennale della scomparsa, è di intitolarne una a Fabrizio De Andrè.

La proposta, lanciata via Facebook, arriva direttamente dall’assessore alla cultura Di Francia.

L’assessore immagina, si lancia in un’analisi, pensa a dare un “volto” alle strade e già prevede che, magari, un giorno, il nome del celebre e amatissimo cantautore genovese potrebbe campeggiare sull’ingresso di qualche parco della città in cui anziani e giovani armati di chitarra e fisarmonica potrebbero incontrarsi, cantare e suonare insieme sulle note di “Bocca di Rosa”, “La canzone di Marinella” o “La guerra di Tito”.

L’assessore, però, un dubbio lo nutre.

A lui, che amministra Latina, non sembra, ma dovrebbe saperlo, che a Latina esista una strada o un parco intitolato a De Andrè.

Per farlo stare tranquillo, per non cadere in errore e soprattutto considerato che le strade a cui mutare il nome sono finite, l’assessore e il sindaco Coletta si potrebbero concentrare sulle buche che costellano Latina.

Sono tante, tantissime.

I cittadini le hanno praticamente adottate e dando loro un nome si potrebbe renderle meno ostiche ad automobilisti e residenti.

Il sogno di Di Francia in questo modo si realizzerebbe velocemente.

I cittadini ad ogni buca che prendono qualcosa già lo intonano, magari pensare a qualcuna delle splendide poesie, definirle canzoni sembra riduttivo, di De Andrè potrebbe rendere la quotidianità meno complicata.

Certo è che se Fabrizio De Andrè con le sue canzoni ha scritto alcune delle pagine più belle della musica d’autore italiana, gli attuali amministratori di Latina stanno scrivendo una delle peggiori pagine della storia della città.

Ps. Se proprio Coletta e i suoi non resistono un suggerimento ci sia concesso, una strada intitoliamola “Via della povertà”, di idee ovviamente.