Claudio Durigon

Claudio Durigon, il dominus della Lega a Latina e provincia, dice, in una intervista su queste colonne, che per il candidato sindaco del capoluogo vuole una persona seria, capace e innovativa. Della Lega? Non fa niente, pur che risponda alla “trinità”.

Beh, questo deve trovare coerenza, oggi la Lega, incredibilmente, invece di accedere al vivaio che ha, visto il potere di attrazione del movimento che Durigon sottolinea, e allora perché fare campagna acquisti nel mercato che già c’è, per altro consumato e stanco? A che servono operazioni tipo quella di Massimiliano Carnevale in “quota” Partito democratico? Se innovi, fa il vivaio. Se innovi salta il ripetere, crea. Ma crea a tutto campo esci da certo nostalgismo e inventa riferimenti nuovi. Ho visto tanti movimenti destinati alla vittoria, dopo le europee di 5 anni fa, il Pd di Matteo Renzi anche qui a Latina pareva destinato a fare cappotto, ma il cappotto non c’è stato, anche qui il nodo della capacità di accedere al vivaio e non fare campagna acquisti. Il modello Michele Forte, con le sue campagne acquisti, funziona per fare un partito di interdizione, di potere, di rendita di posizione, ma non fa vincere. Anzi produce un icocervo impresentabile capace di “uccidere l’opinione” e far vincere un altro competitore. La sfida di Durigon è fare del suo partito non la Svizzera rifugio della politica, ma cambiare le carte in tavola. La Lega è incompatibile con la sinistra, con il centro, ma anche e soprattutto con la nostalgia della destra pontina con il suo feticismo urbanistico. Deve, Durigon, alzare il tiro, evitare di gestire una Lega di governo, ma farla crescere come Lega movimento. La lezione del Pd, ma anche di Coletta che è passato dall’entusiasmo movimentista, al fermo autoerotista dimostra la malattia dei vincenti.

Claudio Durigon è maestro nello stare al posto giusto nel momento giusto, usi il modello comunicativo di Salvini che è stato capace di marginalizzare i suoi padri: Umberto Bossi, Bobo Maroni e anche Luca Zaia. In politica vince chi cambia non chi si ferma, i fermati vedono passare treni che non hanno lì davanti la loro fermata, chi cambia incrocia la fermata giusta. Chi scegliere per sindaco? Uno che abbia conoscenza della città, non pregiudizi sulla città, uno capace di parlare ascoltando i cittadini. Dove trovarlo, non nella cava esaurita del passato.