Marco Pannella
Marco Pannella

L’Espresso entrò in casa mia per via di mia madre che lo intercettava in ufficio e cercava, così, di dare risposta alla mia fame di leggere. Lì, sulle pagine patinate del settimanale, ho conosciuto Pannella, i radicali e l’idea che esistevano, accanto ai bisogni di vita, le libertà per vivere.

Laico e libero sono vocaboli che a me, piccolo marxista rigoroso, hanno stonato ad una politica come fede. Pannella parlava tanto ma diceva di una Italia non codina e da oratorio. Aborto, divorzio, disobbedienza civile, etica del fine vita, Europa della libertà, amare come veniva e mai per dovere senza giudicare.

Pannella mi ha fatto capire Ernesto Rossi, Altiero Spinelli e i fratelli Rosselli. Era logorroico, capace di dirsi e ridirsi, vanitoso, egocentrico, geniale e colto. Era una Italia mai cialtrona, vera per domande e non finta per mostrare. Rigore repubblicano in un paese che è papalino. Lui se ne va con le sue domande, non ci lascia risposte, non insegna, ma è lui che un poco mi ha fatto italiano alla Ernesto Nathan alla Gobetti, grazie della libertà.

Ciao compagno Marco che la libertà e la dea ragione siano compagne del tuo narrare ovunque tu sia andato.