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In questi giorni ascoltiamo da tutti i megafoni possibili le regole che dobbiamo seguire per non propagare il “Virus assassino”.

Sono settimane che su questo quotidiano parliamo della situazione gravosa in cui tutto il personale medico, a tutti i livelli, è costretto ad operare. Privo di supporto, segnato da turni massacranti, esposto al contagio perché dotato, a tratti e male, di dispositivi di sicurezza personale come mascherine e tute.

Non torno su questo ma non è possibile non sottolineare come la Politica (la “p” maiuscola è intenzionale) che in modo incosciente ha fatto scelte completamente in controtendenza rispetto a quanto si sarebbe dovuto fare.

Siamo il Paese che parla di sanità pubblica in ogni programma elettorale, che la definisce il nostro fiore all’occhiello e il risultato è che siamo quelli in cui posti letto, ospedali e personale sanitario è stato tagliato senza pietà per oltre dieci anni.

Siamo il Paese in cui la Politica ha rovinato il sistema sanitario, introducendo criteri di selezione stringenti di accesso alle facoltà di Medicina ma che poco avevano a che fare con il merito e le capacità.

La Politica si è nascosta dietro all’esigenza di ridurre il debito pubblico, che è continuato invece ad aumentare, sacrificando su questo alare il settore fondamentale per la vita dei cittadini.

In ogni Regione, a seconda di chi governasse, si sono bloccati i concorsi per oltre un decennio, mortificando i medici e tutti gli operatori sanitari. Il medico non lo vuole più fare nessuno, quelli che insistono nello scegliere la facoltà di medicina preferiscono migrare all’estero e trovare dignità in altri Paesi nei quali i nostri studi hanno un valore assoluto.

Questa pandemia ha messo la Politica di fronte ai disastri compiuti e la sta costringendo a correre ai ripari, senza criterio, spinti dallo tsunami di un’emergenza che corre velocissima.

La Politica oggi si accorge dell’importanza, non arbitraria della sanità e di chi la rappresenta, dopo che per anni li ha relegati ai margini, incrementando la cultura del precariato e dello sfruttamento della professione medica.

La Politica e i suoi Direttori Sanitari hanno seminato vento ed ora stanno raccogliendo tempesta. Una tempesta che sono i cittadini a pagare ad alto prezzo.

Oggi usciamo sui balconi ringraziando i medici e gli infermieri che si stanno prodigando nel fare turni massacranti per rispondere all’esigenza di cura e assistenza del nostro Paese.

Un lavoro che hanno sempre fatto con la stessa dedizione a differenza di chi, la Politica tutta, ha adottato criteri ragionieristici senza alcuna lungimiranza, programmazione, attenzione alla realtà.

Quello che si sta facendo oggi sulla scorta della paura e dell’esigenza si poteva fare ieri, riorganizzando i presidi ospedalieri, differenziandoli in specialità e vocazione, costruendo un percorso per medici ed infermieri di crescita e professionalizzazione, investendo in tecnologia e innovazione.

Si è scelta la strada dell’indifferenza e dell’approssimazione ed i risultati sono ospedali pieni di professionisti ed eccellenze allo stremo.