Latina,corso della Repubblica 12.30, 5 agosto 2018

Arrivo nella mia città, meglio, la città che ho scelto. Dicevano di questo posto che è la città del silenzio, penso che così la trovava Moravia. Silenzio. È vero qui è silenzio, è timore del rumore, come se il rumore del vivere fosse, qui, fastidioso più che altrove. Il silenzio che è quel niente da dire, che è il nulla da raccontare che non fa fragore. In piazza un tendone grande, le pareti sono di plastica come una capanna sintetica in una pizza sintetica come è piazza del popolo, posto per adunate e non per rivoluzioni. In mezzo non c’è l’albero delle libertà ma la palla tonda della inamovibilità sociale, la palla della massa e non la salita verso il cielo dell’albero giacobino.

Ecco la mia città non ha aneliti, non ha dignità di rivolta. E’ messicana con il suo partito rivoluzionario istituzionale. E’ brasiliana con il suo “ordine e progresso”, è timorosa del caos la mia città. Quadro e squadro, ordine e anche il nuovo è “ordinato”, meglio, “ordinario” è senza rumore senza fantasia.

Una città “senza”. Senza rumore, senza albero della libertà, senza fantasia. Senza orgoglio.

Questa città non ha avuto castelli, non ha avuto orgogli repubblicani, sogni anarchici ma solo mediocrità piccolo borghesi, non ha avuto rivolte operaie, terre occupate, indipendentisti. Ha avuto impiegati che ordinati han fatto il loro con il dittatore, con le bombe, e con i preti venuti dopo, e con qualunque dopo.

Ordinati, senza sogni se non quelli piccoli piccoli e sicuri che la provvidenza provvederà a mandare un capo che penserà a tutto. Qui la testa non serve. Pennacchi dice che i libri la borghesia lepina quando è venuta li ha lasciati a Sezze. Ecco, senza scrittura privata, solo con una lettera la “emme”, non si scrive nulla. Forse quella è la malattia.

Silenzio e silenzio sono le idee della città di domani. Ma il silenzio è triste, perché continua a non dire niente. I silenzi anonimi di piazza Roma sono l’immagine di questa città, servirebbe un gran rumore dovrebbe fare questa città come le nuvole di De Andrè: “certe volte ti avvisano con rumore prima di arrivare e la terra si trema e gli animali si stanno zitti”. Tanto rumore da far star zitto questo silenzio imbelle che non ci fa vivere.