Cesare Battisti

Cesare Battisti ha ammesso per la prima volta di aver commesso i 4 omicidi per cui è stato condannato in contumacia. Giuste anche le condanne per i furti e le rapine messe a segno per autofinanziarsi.

Il terrorista dei Proletari armati per il comunismo ha confessato i crimini di cui si è macchiato in Italia. Dopo 40 anni di latitanza, il 64enne, nato a Cisterna e cresciuto a Sermoneta, ha parlato così al pubblico ministero di Milano Alberto Nobili durante l’interrogatorio. Questa ammissione “fa giustizia di tante polemiche che ci sono state in questi anni, rende onore alle forze dell’ordine e alla magistratura di Milano”, ha commentato il procuratore di Milano, Francesco Greco.

Battisti è stato condannato per l’omicidio del maresciallo degli agenti di custodia, Antonio Santoro, ucciso a Udine il 6 giugno 1978, quello del gioielliere Pierluigi Torregiani e del commerciante Lino Sabbadin, che militava nel Msi, uccisi entrambi da gruppi dei Pac il 16 febbraio 1979, il primo a Milano e il secondo a Mestre; e quello dell’agente della Digos Andrea Campagna, assassinato a Milano il 19 aprile 1978.

Le sue dichiarazioni sono state lunghe e lo scrittore ha spiegato anche altri aspetti. “Nel suo interrogatorio – ha aggiunto il pm Nobili –  Battisti ha detto di non avere goduto di nessuna copertura occulta durante la sua latitanza e si è avvalso della sue dichiarazioni di innocenza per ottenere appoggi dall’estrema sinistra in Francia, Messico e Brasile, e dallo stesso Lula”. Ha quindi specificato di non aver commesso nessun reato durante la latitanza, impegnandosi nella sua attività di scrittore e traduttore.