Damiano Coletta
Damiano Coletta

E’ la notte di Natale e, sai che da bimbi facevamo letterine. Sì, ricordi quelle dei buoni propositi. La voglio scrivere a te che, in fondo, di questa città, per il tempo che ti tocca, sei il padre. Ti scrivo dei desideri, poi, solo poi dei miei propositi perché contano poco. Non ho il cartoncino con i brillantini davanti, non so se ti piacciono i cappellini in brodo, ma facciamo come se fosse.

Poi, sai, ci possiamo permettere di giocare con queste cose. La nostra età ci consente questo e un poco di senso di amore per il posto che quelli a cui è toccato prima ci hanno lasciato.

Tu sai che io sono figlio di uomini, donne e sogni che c’erano prima di ogni vostra prima pietra: la prima cosa che ti chiedo è… ricordartelo. Quando fai l’elenco ricordaci, sai ci teniamo perché di questa terra noi siamo fatti e non abbiamo altre patrie se non questa madre santissima.

Detto questo sarebbe bello se invece di metterci il tappo tu riempissi di rumore il Mercato Coperto, con la gente, con tanta gente, con i banchi del pesce, quello degli orti e le grida per abbassare il prezzo e la puzza di ogni umana puzza. Sarebbe bello il mercato aperto e non con il tappo e vuoto e magari dare un poco di caldo a chi passa di lì, ora che gela e gela la coscienza.

Poi ti prego dacci un teatro, aprilo ti prego, e se costa anche mille volte il possibile tu fa mille cose impossibili per riaprirlo. Così quando passo davanti al san Carlo a Napoli, al Regio di Parma, a quello dedicato a Pavarotti a Modena, posso dire: beh, anche da me sogniamo in lirica e in prosa, se poi capita ci si sogna una Patria così bella e perduta, ma nel canto ritrovata.

Se non chiedo troppo, manda le sue guardie per le strade e tappa le buche. Una ad una magari con un disegno sopra per ricordare che se le cose ti scavano, tu puoi cambiare il destino e non sei condannato a rassegnarti alla fine.

Poi, non gridare alle virtù tue e alle disgrazie altrui, siamo tutti, me incluso, pieni di contraddizioni e bari davanti ad un mondo che, forse, si illude di perfezioni che nascondono solo mancanza di emozioni.

Poi il resto viene da sé, e questa notte fa un pensiero e scrivilo, perché rimanga, per gli operai della Corden Pharma di Latina scalo. Rischiano la speranza che è come uccidere un uomo.

Fa un manifesto con il loro volti e sotto scrivici: “non sarà un buon anno se non lo sarà per loro”. Sai, sono socialista e di questo, tra tanti guai che ho fatto, questo è vanto e me ne vanto. Ricorda a tutti che qui, in questo bastardo posto, o ci salviamo insieme o non resta nessuno.

In cambio? Non so cosa posso fare, ma ti prometto che farà quello che so fare: rompere le palle ancora, ma l’amore è questo, essere se stesso e cambiare più che si può restando se stesso.

Ciao Sindaco

firmato Lidano Grassucci, che il nome dice metà di me, il resto sta in queste righe. E già che ci sono un saluto agli operai della Corden che il tempo cambia, ma a me continuano a non piacere i padroni.