Carciofo Romanesco del Lazio IGP, la corretta informazione tutela produttore e consumatore

di Katiuscia Laneri – Continua l’impegno del Consorzio per la tutela del Carciofo Romanesco del Lazio IGP sulla strada tracciata nel 2019 per la salvaguardia e la valorizzazione del marchio.

Sono tanti, infatti, i produttori che assegnano ai loro carciofi terminologie che possono creare confusione nel consumatore, che rischia così di non distinguere con facilità i carciofi a marchio IGP dagli altri.

Attività primaria del Consorzio è proprio quella di identificare e tutelare tutte quelle aziende che producono e commercializzano il ‘vero’ Carciofo Romanesco del Lazio IGP e di ‘smascherare’ le altre. Compito arduo, perché anche le etichette del prodotto esposto nella GDO non sempre hanno diciture chiare.

L’obiettivo è quindi quello di realizzare un’efficace attività di comunicazione, per informare il più possibile il consumatore sui tratti peculiari di questo carciofo, che lo rendono unico e diverso da tutti gli altri.

Primo tra tutti, la provenienza geografica. Il Carciofo Romanesco del Lazio IGP viene coltivato nei territori di una serie di comuni ben identificati: Montalto di Castro, Canino, Tarquinia (provincia di Viterbo); Allumiere, Tolfa, Civitavecchia, Santa Marinella, Campagnano, Cerveteri, Ladispoli, Fiumicino, Roma, Lariano (provincia di Roma); Sezze, Priverno, Sermoneta, Pontinia (provincia di Latina). È il microclima di questi territori, unito alla composizione ferrosa dei suoi terreni, a conferire ai carciofi il loro distintivo sapore e la loro tenerezza.

Poi, l’aspetto: questo carciofo si riconosce per la forma sferoidale e compatta, la dimensione notevole e il colore che vira dal verde al violetto.

Inoltre, rispetto ad altre varietà, nel Carciofo Romanesco del Lazio IGP lo scarto è minimo, perché anche le brattee più esterne, salvo le prime, si possono mangiare, grazie alla quasi totale assenza delle spine.

Il periodo di raccolta va da fine gennaio ad aprile inoltrato, anche se quest’anno la campagna è stata penalizzata dalle gelate di metà febbraio, che hanno danneggiato o ritardato il carciofo precoce.

Afferma Giovanni Ricci, presidente della Cooperativa Agricola Agorà di Sezze (LT), che riunisce tra i soci alcuni tra i principali produttori di carciofi certificati: “Vogliamo raccontare il prodotto direttamente al consumatore, anche se la pandemia sta rendendo difficile questa azione. Per il 2021 erano stati programmati vari eventi in GDO, workshop e show cooking, ma purtroppo sono stati annullati. Noi comunque non demordiamo: nell’attesa che la situazione migliori, ci stiamo inventando altre soluzioni, trovando altre strade”.

Sull’argomento interviene anche Rosario Lopa,  portavoce della Consulta Nazionale per l’Agricoltura e Turismo e componente del dipartimento Agricoltura di Fratelli d’Italia.

“L’obiettivo è quello di indurre gli acquirenti a richiedere in modo specifico il Carciofo Romanesco del Lazio IGP, in virtù delle sue peculiari caratteristiche organolettiche e del fatto che il disciplinare di produzione garantisce il controllo di ogni fase di produzione, nonché la tutela dell’ambiente. Ecco che il nuovo consumatore, così attento alla salute, al biologico e alla naturalità del prodotto, ha bisogno di fare un cambio di passo concreto che punti davvero alla sostanza. Altrimenti stiamo parlando di un mero capriccio fine a se stesso, che non incide minimamente sulla realtà agricola continuando a costringere gli agricoltori a pratiche aggressive”.

Appare chiaro che, affinché gli obiettivi del Consorzio siano raggiunti, l’impegno nella valorizzazione di questo carciofo così speciale sia presente a tutti i livelli della filiera, a partire dalla GDO che oggi ancora più di ieri, data la crisi attraversata dal canale Ho.Re.Ca (hotel, restaurant e café), ne rappresenta l’anello principale.

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