Di vita in vita, come se fossimo sempre noi in eterno. Immaginatevi rinascenti per mezzo del vostro dito, del naso, di un orecchio. Sempre voi, tenaci, all’infinito. Il carciofo è sempre lo stesso, è quel voi infinito che ha dentro l’immortalità. Meglio come se fosse.

E’, meglio, non è una pianta, è un simbolo. Nasce di carduccio in carduccio (di cipollitto in cipollitto)

Quello pugliese ha le spine delle offese, quello “sezzese” è tondo, con foglie tenere al suo cuore, dure nel vestire, è un pugno chiuso di una rivoluzione che si doveva fare insieme, invece si è dispersa nel cercare un seme che non c’era. Arriva di primavera, è amaro, è come il pane, diventa mille cose, risorge dalla malasorte.

Il carciofo è l’anima di Sezze, è la sua essenza, è la sua costituzione. Non è di una stagione, nasce da se stesso, è amaro, è invasivo, è buono da impazzire se non lo prendi come è ma lo “sposi”, lo “contamini”, lo “umanizzi”. Gli ebrei li friggono, a Velletri li buttano sulla brace di “avanzi” di vigna li fanno “matti” non di vino ma di tralci, a Roma ci mettono dentro, la mentuccia, l’aglio e il pepe. Poi si fanno in mille modi altro, ma dentro sempre lui il carciofo così amaro che resta come l’accento setino anche se sei andato a Torino e la non tornerai più, o in Canada o ancora più giù. Ti resta l’amaro, l’odore di verdura… infinito. Il carciofo è una carta di identità di una civiltà, fa la differenza tra il freddo che c’era è l’aria pulita di primavera. Lo capisci dal blu del cielo, e dio mi perdoni l’ardire è sfida al divenire perché non è grano che passa, non è olivo che salta il giro, non è castagna puntuale, è vivo come una quercia anche quando è tempo diverso da questo.

Ora, mangiate e sentite le sue stratificazioni, ma dentro, se chiudete gli occhi, troverete incredibilmente una storia lontana di un uomo che si era fermato “steva a requete” (trad: andava a controllare le coltivazioni) e nella grotta si dipinse bello come una phi greca, poi diede al mondo come un calice, senza offesa. Perché, dobbiamo dirlo, il carciofo è bello come di perfezione e forse il santo Graal era una copia di questa cosa qua, amaro il sangue del Signore dato in remissione dei peccati del mondo.