Sono stati interrogati questa mattina, dal giudice Gaetano Negro, i tre arrestati nell’inchiesta sul caporalato a Latina finiti ai domiciliari.

Luca Di Pietro, difeso dall’avvocato Giovanni Codastefano, ha risposto alle domande fornendo una sua versione dei fatti. “Sono un bracciante agricolo – ha detto al giudice – e ho accettato di diventare presidente della cooperativa perché mi hanno offerto 300 euro in più al mese”. In realtà avrebbe obbedito alle diposizioni di Battisti. Lo avrebbe fatto perché aveva bisogno d lavorare: “Ho la quinta elementare – ha spiegato – e due figli da mantenere”. Che non contava molto lo dimostrerebbe anche un episodio che ha raccontato al gip. Dopo essere stato accusato di non aver organizzato bene i braccianti sarebbe stato punito e lasciato senza lavoro per una settimana. L’avvocato Codastefano ha chiesto per il suo assistito gli obblighi di firma.

L’ispettore del lavoro coinvolto nell’inchiesta, Nicola Spognardi, ha invece negato ogni accusa. Difeso dall’avvocato Alessandro Paletta, ha risposto alle domande del gip dichiarandosi completamente estraneo ai fatti. Gli inquirenti gli contestano invece di aver salvato la cooperativa Agri Amici quando un suo collega voleva farla chiudere perché non si sarebbe occupata illecitamente di fornire manodopera. Per lui non è stata avanzata nessuna richiesta di modifica della misura cautelare.

Chiara Battisti, difesa dagli avvocati Pasquale e Mario Improta, come il padre, si è invece avvalsa della facoltà di non rispondere. Già la scorsa settimana il giudice Negro aveva sentito, per l’interrogatorio di garanzia, il sindacalista della Fai Cisl Marco Vaccaro, e Luigi Battisti, considerato dagli investigatori a capo dell’associazione per delinquere.