lunedì 6 Febbraio 2023

Caporalato, anche la CGIL denuncia la drammatica situazione nelle campagne pontine

di Luigi D’Arcangelis – Qualche giorno fa ci aveva pensato l’associazione In Migrazione a denunciare la situazione. Ora la conferma di quanto drammatico sia lo sfruttamento dei lavoratori nel settore agricolo arriva dal rapporto sulle agromafie e il caporalato della FLAI (Federazione Lavoratori AgroIndustria) CGIL, curato dall’osservatorio Placido Rizzotto.

Latina e la sua provincia, come già emerso dalla relazione della ONLUS che si occupa di migranti, si collocano tra le zone d’Italia nelle quali il fenomeno è maggiormente diffuso e con notevoli livelli di virulenza, essendo l’Agro Pontino tra le principali aree agricole del Paese, e quindi, di conseguenza, tra i più grandi poli attrattivi di manodopera.

Le condizioni di lavoro dei braccianti registrate dal sindacato lasciano davvero sconcertati, e fanno pensare sul carente grado di civiltà nel quale ancora si giace in alcuni ambiti: riduzione in schiavitù, caporalato, salari non pagati, contratti inevasi, truffe.

Aprilia, Sabaudia, Terracina, Fondi, Gaeta, fino ad arrivare a Sezze e Cisterna. Sono diversi i comuni del territorio latinense pervasi dall’irregolarità e dal non rispetto delle leggi – e spesso anche della dignità umana – .

L’Ispettorato del Lavoro e le Forze dell’Ordine hanno già avviato una serie di controlli e comminato sanzioni (multe e denunce). A quanto pare, però, non è abbastanza.

BRACCIANTI AGRICOLI RIDOTTI QUASI IN SCHIAVITÙ NELL’AGRO PONTINO, SCATTANO MULTE E DENUNCE

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