domenica 25 Settembre 2022

“Canale Mussolini” con le emozioni di un Tosatti

di Simone Tosatti – Canale Mussolini non è solamente il romanzo che è valso all’autore Antonio Pennacchi il Premio Strega nel 2010. Il viaggio della famiglia Peruzzi dal Veneto verso l’Agro Pontino, deve essere girata nella testa di Antonio Pennacchi già nei primi anni di vita quando alla mamma spettava l’onere di addormentare lui ed i fratelli. È proprio il cognome di quella donna ad avere nodi identitari: quel “Tosatti” che sulle pagine finali del libro compare tra l’elenco delle “Fonti” e che condivido molto più marcatamente rispetto ad una semplice attribuzione anagrafica.

La cacciata dei Zorzi Villa, i signori e padroni delle terre dove vivevano e lavoravano i Peruzzi, costituisce il punto di inizio del romanzo dove storia, avventura e romanticismo vanno a braccetto con la fantasia. “Non esiste naturalmente nessuna famiglia Peruzzi in Agro Pontino a cui siano capitate tutte le cose narrate qui” tiene a precisare l’autore nella premessa ma è anche vero che “Non esiste però nessuna famiglia di coloni veneti, friulani o ferraresi in Agro Pontino a cui non siano capitate alcune delle cose che qui capitano ai Peruzzi”. È proprio qui il punto, perché da discendente della stessa famiglia Tosatti dell’autore, si ha la sensazione che le vicende del racconto facciano parte della propria storia familiare con i luoghi citati, Littoria ed i Borghi – su tutti il Carso ed il Podgora – non siano altro che richiami di identità.

Ecco le ragioni per cui “Canale Mussolini”, il libro di Antonio Pennacchi, non può essere trattato alla stregua di altri romanzi che una volta letti si posizionano sugli scaffali della libreria di casa lasciandoli riempire di polvere. Non può di certo essere così per chi in quella storia ci crede, indossa i panni dei protagonisti e attraverso la lettura vive oggi le gesta dei propri antenati che “per fame” lasciarono la casa in cerca di fortuna. Lo spettro della Seconda Guerra Mondiale a cui si lega l’angoscia familiare causata da un figlio disperso al fronte, un territorio da addomesticare su cui far nascere il sentimento identitario, l’ironia che contraddistingue lo scrivere dell’autore unita alle citazioni di dialetto veneto, fanno dell’opera un simbolo del patrimonio culturale popolare pontino.

All’autore, che porta il nome di Battesimo del Nonno Tosatti “sbarcato” in Agro Pontino, lo stesso di mio figlio, si deve la riconoscenza aver raccontato la storia comune dei nostri antenati, pionieri e fondatori, che hanno consegnato alle generazioni future una città da amare ed un territorio da rispettare.

* Simone Tosatti è corsista del workshop in Giornalismo Digitale organizzato da Net in Progress e LatinaQuotidiano.it

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