Aprile 1945 – aprile 2020, tutti in attesa della Liberazione.

Allora c’era la guerra, c’erano milioni di famiglie spezzate sui campi di battaglia. C’era un nemico da abbattere, la Resistenza che si organizzava, i partigiani che lottavano sacrificando la propria vita per dare all’Italia e al mondo un futuro libero dalla guerra, dall’oppressione, dalla tirannia, dallo sterminio.

C’era l’orgoglio di un popolo, quello italiano, che si era trovato a combattere con un mostro bicefalo che si muoveva tra Italia e Germania sulla scorta dell’ignoranza che certa ideologia aveva diffuso.

La guerra in Italia non finì il 25 aprile 1945 continuò ancora per qualche giorno, fino agli inizi di maggio.

Quella del 25 aprile è una data simbolo, scelta quasi a tavolino l’anno successivo da Alcide De Gasperi, e diventata il primo passo verso una rinascita.

Oggi, nel 2020, a 75 anni di distanza, il popolo italiano, ognuno di noi, si trova a combattere un nuovo nemico, subdolo, spietato, che ha seminato e continua a seminare migliaia di vittime nel mondo ogni giorno.

E si combatte con soldati in trincea, medici, infermieri, tecnici e tutto il personale sanitario e non che opera negli ospedali mettendo a rischio la propria vita ogni giorno, con forze dell’ordine, e lavoratori che per assicurare i beni primari a tutti sacrificano la propria salute.

E si guarda ad un giorno, fissato di maniera, senza alcuna certezza, al 4 maggio, che dovrebbe segnare una nuova liberazione, dalle restrizioni, dai vincoli, dalle misure di contenimento.

Un 4 maggio che avrà con il 25 aprile alcuni elementi in comune, la speranza di ripartire e l’esigenza di ricostruire un futuro.

Peccato che il 4 maggio non porterà con sè la fine dell’eco delle bombe, che il virus ha trasformato in sirene che annunciano decessi e disperazione, ma porterà nuovi campanelli di allarme.

Le attività che potranno riprendere la propria attività, con le misure restrittive in atto, vedi parrucchieri, centri estetici, palestre ma anche bar, ristoranti, stabilimenti balneari per citarne alcuni e qualora dovessero riprendere le proprie attività, vedranno un calo consistente e rapido dei fatturati, saranno costretti a licenziare ad aumentare le richieste di cassa integrazione.

Il tutto sotto lo spettro dell’incertezza legata al fatto che se la riapertura, graduale e misurata, darà nuovo vigore alla diffusione del virus si tonerà indietro, senza se e senza ma, con un nuovo e più feroce lockdown.

Oggi festeggiamo il 25 aprile, facciamolo con forza per dimenticare da dove veniamo, quale è la nostra storia, quanta forza come popolo, unito e tenace, abbiamo tirato fuori per sconfiggere la guerra. Facciamolo senza retorica, senza nostalgia, senza sovrastrutture inutili.

Custodiamo non il 25 aprile ma i sacrifici che al 25 aprile 1945 ci hanno portato come un tesoro prezioso a cui far riferimento quando saremo chiamati alla nuova tappa di questa enorme sfida chiamata “fase 2”.

Facciamolo con la testa, fianco a fianco, puntando compatti ad eliminare il nemico e combattendo per salvare la vita di chi ci è accanto anche quando le distanze sembrano incolmabili.