Cosa accade? Il civismo, gli inglesi che vanno via dall’Europa. Mia madre diceva: “vai sempre al centro del mondo, il futuro non è mai in periferia”. Invece ora, si cerca rifugio nelle periferie, nel sicuro dell’orto e non nell’incertezza del mare.

Se Cristoforo Colombo avesse pensato come gli inglesi, ieri, come gli italiani domenica non avrebbe intrapreso la corsa degli Alisei, ma la bonaccia del mare sicuro, del mare tra le terre, ma non avremmo tacchini, pomodori e neanche la polenta. Saremmo meglio? Chiudersi è il tentativo della paura di dipingersi coraggiosa. Vengo da un mondo che si sognava “internazionale” non strapaese, vengo da qualcuno che diceva “proletari di tutto il mondo unitevi” e non “scappate e si salvi chi può”. Non capisco il civismo, il campanile, gli amici al bar, il “facciamo da soli e meglio”.

L’Inghilterra è stata grande a solcare i mari, non a navigare il Tamigi. L’Italia è grande se è figlia dei figli che ha mandato nel mondo e non di pietre che fanno muri, il Vallo di Adriano non ha salvato Roma, la Muraglia cinese non ha salvato la Cina, la linea Maginot non ha affatto difeso la Francia.

Latina è nata senza mura, liscia al piano, ora rifugiarsi nel campanile non è utile, non è domani. Gli svizzeri si bastano, Umberto Eco, in un dibattito serrato sul modello dei cantoni e sulla “tristezza disordinata” dell’Italia, pure sporca e brutta, segnalò sommessamente: “La Svizzera ha dato al mondo l’orologio a cucù, noi Michelangelo”. Michelangelo? Si perché, Roma parlava al mondo.

Oggi ci chiudiamo, non ne verrà nulla di buono, il mondo è bello se navighi spinto dagli Alisei, se vai nel Catai, se hai paura sei già morto, anche con i fiori si muore.