Era uso, su per le mie colline che i ragazzi questa notte, andassero ad augurar fortuna o mestizia con un sasso. Il sasso di capodanno. Bussavano alla porta e la formula era “segreta”: “bonì, bonì bon’anno teccot’ i sasso di capodanno, damme na zippola bona puzzi fa na figlia signora…  ma se me dai nu sculumaregglio puzzi fa nu figlio senza ceglio“. Non traduco per i gentili che nel loro politicamente corretto non capirebbero augurio e disgrazia. La filastrocca me l’ha postata stamane Anna Giorgi nel farmi gli auguri e mi ha donato il ricordo di mio padre che a questo gioco di parole mi ha iniziato, la diceva tuta d’un fiato perché a lui così gli era stato insegnato. Vendevano le indulgenze i bambini di questo posto che ha memoria così lontana che si perde nel tempo. Il sasso si faceva zeppola e oro, o scoprivi la scontrosità avara di chi ha paura di perdere e non troverà mai.

Ora spero che dei bimbi, dei mammocci, porteranno il sasso:

agli amministratori: Bonì, bonì bon’anno teccot’i i sasso di capodanno se state chiusi e non capite chi non ha il caldo, ma sente freddo possiate sentire la malinconia, che non si ride se non capisci chi piange“;

Ai preti di questo posto che si sono imprigionati : bonì bonì bon’anno teccot’i sasso di capodanno se pregate per voi ma non andate dagli con gli operai che stanno a perdendo il lavoro, che sia sola e vuota la vostra sagrestia

agli operai della Corden: bonì bon’ano teccot’i i sasso di capodanno anche se non mi darete niente, sto con voi perchè l’esservi amico è sufficiente;

ai saputoni che non sanno niente, bonì, bonì bon’anno teccot’ i sasso di capodanno se ascoltate invece di chiacchierare che ogni mattina sia fatta dal sole che schiara e non dalla tempesta;

alle radici di ciascuno: bonì, bonì bon’anno teccot’i i sasso di Capodanno se me dai la memoria di ricorda ogni ricordo tu possa vivere per sempre nel nostro ricordare, si muore di oblio non d’amore

a chi mi legge: boni, bonì bon anno teccot’ì i sasso di capodanno se ti ho servito bene che mille storie siano come conviene, si vi ho servito da farvi arrabbiare vi auguro di continuare a sentirci uguali nelle mille differenze del mondo;

a chi lavora con me per questo foglio: boni, bonì bon anno teccot’ì i sasso di capodanno se nella libertà di questo lavoro fantastico di raccontare  non vi fermate che possiate volare nel narrare quello che l’occhio vede, l’anima sente ma ricordate che parlate sempre di gente;

agli amici miei (e mi scuserete): bonì, bonì, bon’anno tecot’i i sasso di capodanno se che non abbiamo bisogno di questo se restiamo uguali cambiando, sempre saremo accanto che continui questo vivere insieme 

e a tutti: bonì, bonì bon’anno teccot’i sasso di capodanno se ogni di che ve saluti ogni cristiano che ve, sii benedetto e pussi fa na vita sotto nu callo tetto.

Buon anno a tutti, io ho giocato con le parole, con le filastrocche, ma ascoltate i canti di questo posto antichissimo dove ci è dato grazia di vivere, ed è un posto bellissimo e la mattina aprite le finestre guardate la marina, poi voltatevi e guardate in alto la Semprevisa è gigante che difende da ogni gelo.