domenica 4 Dicembre 2022

Blue Whale, il gioco del suicidio: perché è possibile manipolare le persone

di Glenda Castrucci* – Da alcune settimane non si fa che parlare del Blue Whale, social game, la cui creazione apparterrebbe a un ex studente di psicologia di origine russa. Il “gioco”, se così si può definire, prevede l’adescamento di minori su social network, e si pone come obiettivo quello di indurre, attraverso la manipolazione, i giocatori al suicidio. Ogni partecipante deve completare una sfida composta di cinquanta prove, scelte da un amministratore che è chiamato “curatore”. Queste prove, che prevedono atti di autolesionismo, finiscono con la richiesta di lanciarsi dal palazzo più alto della città facendosi filmare come testimonianza del superamento della sfida.

L’opinione pubblica a riguardo ha espresso una serie di giudizi e tra i più scettici alberga la domanda: “È possibile controllare la mente di una persona a tal punto da indurla al suicidio?”. Ebbene la risposta è: sì. Studi psicologici da anni dimostrano come sia possibile controllare la mente di una persona attraverso la tecnica della manipolazione per soddisfare i propri interessi.  Andiamo per gradi. Esiste da sempre quella che psicologi e sociologi chiamano Influenza sociale, che non è altro che la pressione che il gruppo esercita sui singoli modificandone percezioni, opinioni atteggiamenti e comportamenti. Se il soggetto influenzato modifica la sua persona si otterrà quello che tutti conosciamo come conformismo. Nello specifico la manipolazione è un tipo d’influenza sociale che utilizza schemi e metodi subdoli e ingannevoli, che spesso sfociano in abusi psicologici e fisici.

Lo psicologo George K. Simon, afferma che l’efficacia della manipolazione risiede nelle capacità di chi la esegue, intendendo che un manipolatore di “successo” è dotato di alcune attitudini. Tali attitudini sono: nascondere l’aggressività da cui originano le sue intenzioni, studiare le debolezze psicologiche della vittima al fine da costituire i propri schemi di manipolazione, ed essere completamente privo del senso di colpa. È questo lo scopo del manipolatore: osservare e meditare sulle vulnerabilità psicologiche della vittima per tessere un’efficace tecnica di manipolazione e raggiungere il suo scopo. Chi fa questo è psicologicamente instabile, e la maggior parte delle volte affetto da vere e proprie patologie cliniche.

Tra l’altro l’ideatore del Blue Whale, Philipp Budeikin, era uno studente di psicologia e probabilmente aveva acquisito le capacità necessarie per manipolare i suoi giocatori. La manipolazione psicologica è più facile da eseguire su persone ingenue, con un senso dell’identità sfocato, e che hanno poca fiducia in se stesse: e chi meglio di bambini e adolescenti possiede tali caratteristiche?

* Glenda Castrucci è corsista del Workshop di Giornalismo Digitale organizzato da Net in Progress e LatinaQuotidiano.it

CORRELATI

spot_img
spot_img