L’ospedale San Giovanni di Dio di Fondi doveva essere centrale nell’offerta sanitaria della provincia di Latina.

Risuonano ancora forti le parole del presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti che nel 2015 aveva assicurato, con tanto di agenzie stampa ad ogni piè sospinto, che la struttura sarebbe stata potenziata.

Oggi di tutto questo non c’è nulla.

Interi dipartimenti sono chiusi.

I posti letto inutilizzati.

I reparti in costante agonia.

A testimoniarlo l’esito del blitz del capogruppo della Lega in consiglio regionale, Angelo Tripodi insieme al coordinatore locale del partito Sonia Federici.

“Lo stato dell’ospedale San Giovanni di Dio di Fondi è l’emblema del modello del Pd. Zingaretti ha una faccia di bronzo, l’unico pericolo – spiega Tripodi – è lui e i cittadini del Lazio sono le sue vittime! Mentre Zingaretti è impegnato h24 sul rilancio del Pd bocciato dagli italiani, gli ospedali del Lazio sono ko”.

L’ospedale, che è perno della sanità nella provincia di Latina e nel comprensorio centro, deve tornare ad essere efficiente al 100%.

Il progressivo svuotamento di reparti e prestazioni ha reso la struttura il fantasma di se stessa.

La scelta di spalmare i servizi tra diversi ospedali sta solo creando disagi ai cittadini.

”Si tratta di una struttura nuova con quaranta posti letto, reparti e servizi chiusi definitivamente o garantiti appena qualche giorno a settimana. La rampa del pronto soccorso rischierebbe anche di cedere, come dimostrano i ponteggi posizionati. Una follia che ha un nome e un cognome: Nicola Zingaretti. Un vero disastro! Il tutto – continua Tripodi –  in procinto dell’estate”.

La schizofrenica gestione della sanità nella nostra provincia continua a creare solo falle in un sistema che dovrebbe avere quali elementi distintivi la qualità e l’efficienza.

“Occorre una nuova pianificazione dei servizi dall’entroterra al litorale agli antipodi con le politiche di Zingaretti, capace di sbandierare un’uscita dal commissariamento non veritiera. Basta pensare che l’aliquota Irpef, pari a 0,50 per cento, è rimasta vincolata alla copertura del disavanzo a differenza – concude il capogruppo della Lega in consiglio regionale – di quanto sostenuto dal Presidente della Regione Lazio e dall’ex ministro Beatrice Lorenzin nel dicembre 2017”.