Le motivazioni della condanna inflitta in primo grado a Silvio Berlusconi per il processo Ruby, depositate nei giorni scorsi dal tribunale di Milano, potrebbero aprire la strada a una nuova indagine a carico dell’ex Presidente del Consiglio. Sotto osservazione sono le dichiarazioni di 32 testimoni, tra cui molte delle cosiddette “olgettine” e la senatrice Maria Rosaria Rossi.
Con la sentenza dello scorso mese di giugno, i giudici della quarta sezione penale del tribunale meneghino hanno disposto la trasmissione degli atti alla Procura per indagare sulle presunte false testimonianze, quelle che i pm avevano definito il “blocco dichiarativo” a favore di Berlusconi. Tra i testimoni le cui dichiarazioni saranno passate al vaglio una ventina di cosiddette olgettine – mantenute con 2mila 500 euro al mese – ma anche il viceministro Bruno Archi, il funzionario della questura Giorgia Iafrate, i parlamentari Valentino Valentini e Maria Rosaria Rossi, l’eurodeputato Licia Ronzulli e il giornalista Carlo Rossella.
Nelle motivazioni appena depositate dal tribunale, i giudici hanno chiarito che la gran parte di questi testimoni avrebbe detto il falso in aula con “deposizioni compiacenti” anche per “vantaggi economici e di carriera” che gli avrebbe garantito l’ex premier. Lo stesso collegio nelle motivazioni ha denunciato la gravissima attività di “inquinamento probatorio” portata avanti dal leader di Forza Italia a indagini e processo in corso, con Ruby e molte delle ragazze.
All’atto pratico, a Berlusconi – che ricordiamo in primo grado è stato condannato a sette anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici – potrebbe essere contestata la corruzione in atti giudiziari. Per avere un quadro più preciso della vicenda occorrerà però attendere che i verbali delle presunte false testimonianze siano arrivati sul tavolo dei pm, che solo a quel punto dovrebbero aprire un fascicolo. A carico di chi e per quali imputazioni resta da verificare.
Prima che il fascicolo venga aperto è comunque probabile che i pm attendano il deposito – previsto per i primissimi giorni di dicembre – delle motivazioni dell’altro filone del processo Ruby, quello a carico di Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti, che ha visto i tre imputati condannati in primo grado rispettivamente a sette, sette e cinque anni di reclusione.





