venerdì 12 Luglio 2024
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Berlusconi, Renzi e la DC 2.0. I due leader simili pronti alla fusione

di Franscesco Miscioscia – Sin dal giorno della salita a palazzo Chigi di Matteo Renzi sono state evidenti molte similitudini tra lui e Silvio Berlusconi. Stesso modo di porsi, ironia presente in tutti i discorsi pubblici, stessa volontà di puntare più alla pancia che alla testa degli elettori. Tutte componenti, queste, che sia nel caso del Cavaliere, sia per l’ex sindaco di Firenze si sono dimostrate vincenti. Due personaggi simili dunque, spinti in modo decisivo dai “poteri forti”, anche se Renzi continua a proclamarsi un oppositore di questi ultimi. Il premier è comunque sostenuto da Europa e Stati Uniti ed è parte integrante di ciò che egli stesso definisce “sistema”.

Qualcuno ha azzardato nell’indicare il segretario del Partito Democratico come vero e proprio erede del Silvio più famoso del mondo. E adesso che entrambi si trovano incalzati dalle minoranze dei rispettivi partiti, ecco il retroscena rivelato da Affaritaliani, secondo cui i due leader sarebbero pronti a fondare una Democrazia Cristiana versione 2.0, una forza di centro forte, che possa contrastare le fazioni insurrezioniste provenienti da destra e da sinistra.

Non stupirebbe uno scenario del genere, anche alla luce dell’opposizione che Forza Italia sta facendo al governo Renzi. Gli azzurri dicono che la loro è “opposizione responsabile”, che però suona molto come un controsenso: siamo contrari ma votiamo a favore dell’esecutivo.

Berlusconi in Forza Italia rappresenta il passato, anche se ancora con molto seguito. Lo sa bene il diretto interessato e lo sa bene Raffaele Fitto, che continua a lanciare segnali di distacco, insistendo che la classe dirigente deve essere rinnovata dal basso. Mossa, quella dell’ex governatore della Puglia, che potrebbe avere i suoi frutti, dato che c’è una sostanziosa parte di forzisti d’accordo con lui, che effettivamente considera Berlusconi “una bandiera a mezz’asta”.

Dall’altra parte, allo stesso modo, c’è un PD pronto a dare il benservito al segretario, che ammicca al rivale dichiarato, ma non ascolta i compagni democratici, impugnando la job act e quel famoso articolo 18 che a sinistra non vorrebbero toccare.

Il patto del Nazareno, dunque, a questo punto non è solo un tacito accordo sulla riforma elettorale, ma una vera e propria alleanza politica. Se si andasse al voto oggi, con l’attuale sistema elettorale, infatti, una coalizione Renzi-Berlusconi riuscirebbe ad ottenere una maggioranza tale da lasciare fuori le correnti contrarie dai rispettivi schieramenti, viste oggi come vere e proprie zavorre.

Da Marketicando

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