Voto palese. Con grande fatica, il processo per la decadenza di Silvio Berlusconi dalla carica di Senatore segna un’altra tappa lungo il suo accidentato percorso, con la decisione della giunta per il Regolamento di Palazzo Madama che ha stabilito a maggioranza che l’Aula dovrà votare sul caso a scrutinio Palese.
Una decisione sofferta e che ha segnato una prevedibilissima spaccatura della Giunta, con
la votazione che ha visto i sostenitori del voto palese prevalere per 7 a 6. Ago della bilancia tra centrosinistra (e grillini) e centrodestra è stato, non a caso, il centro, con la senatrice Linda Lanzillotta – eletta nelle liste di Scelta Civica – che ha finito con l’assumere il ruolo di arbitro.
La riunione della giunta per il Regolamento aveva ripreso i lavori in mattinata, decisione salomonica dopo che ieri la giornata si era consuma tra tentativi di ostruzionismo e rimando sine die o quasi proposti dal centrodestra e tentazioni di forzare i tempi con sedute notturne ad oltranza di matrice soprattutto grillina.
E anche oggi la riunione non è sempre filata via liscia, non solo per l’impegno del Pdl, deciso su questa defatigante partita a guadagnare tutto il tempo possibile, ma anche per qualche infantilismo dei cinque stelle, sempre paladini della trasparenza – tranne quando si tratta delle loro riunioni interne – che nella circostanza aveva assunto i caratteri di una strana e semi-inedita diretta via Facebook di un senatore.
Alla fine, come si diceva, è stato il voto della Lanzillotta a definire l’esito della vicenda. Una scelta motivata dall’ex ministro Pd con la spiegazione che il voto sulla decadenza non riguarda la persona ma lo status di parlamentare. E in quanto tale non richiede uno scrutinio segreto.
Le reazioni da parte Pdl non si sono fatte attendere, con lo stesso Berlusconi che, appena saputo come sarebbero andate le cose, ha immediatamente disdetto l’incontro in programma con i ministri Pdl, ovvero con l’ala filo governativa del suo partito, tornando subito a far salire la tensione nei confronti dell’esecutivo.
A ruota gli sono partiti dietro i suoi fedelissimi. Per Annamaria Bernini la decisione della Giunta è un “mostro costituzionale”, Renato Schifani parla di “pagina buia”, mentre il capogruppo alla Camera Brunetta twitta di “decisione assurda e senza precedenti”, accompagnando il tutto con l’hashtag #inaccetabile. Per tutti, il corollario che quanto accaduto oggi non potrà non avere conseguenze sulla tenuta del governo.
Cosa accadrà adesso? Dal punto di vista procedurale, e con riferimento alla sola vicenda della decadenza di Berlusconi, il prossimo passo sarà la calendarizzazione del voto in Aula, che la conferenza dei capigruppo dovrebbe discutere a breve, e già qui non sarà facile trovare una mediazione tra le diverse istanze. Quanto alle conseguenze sul governo, e alla sua eventuale tenuta, qui si entra nel campo della divinazione. Anche se certi rapporti di forza non dovrebbero essere molto cambiati rispetto al voto di fiducia dello scorso 2 ottobre.





