di Redazione – Roberto Berardi è tornato a casa sano e salvo, ma non può dimenticare i quasi 1000 giorni che ha passato in carcere a Bata in Guinea Equatoriale. Ieri, nella sede italiana di Amnesty International, l’imprenditore pontino ha raccontato la sua storia e ha detto di sentire il dovere di fare qualcosa per i tanti che ancora sono in carcere laggiù e che subiscono quotidianamente quello che ha passato lui. Tra questi anche tre italiani: Fabio e Filippo Galassi e Daniel Candio. “Il mio caso – ha detto Berardi – è diventato fondamentale per il regime degli Obiang, perché ha messo in luce la loro metodologia”. “La battaglia non è finita – aggiunge –. Mi sento ancora in pericolo, minacciato fisicamente. Ma non solo io. In quel Paese c’è una violenza sistematica e organizzata contro gli stranieri e anche contro la popolazione locale”.
“In quelle carceri ci sono ancora alcuni italiani, altri stranieri e e soprattutto molti cittadini locali – ha detto il Presidente di Amnesty Italia Antonio Marchesi -. La Guinea è retta da un regime che viola sistematicamente i diritti umani, è una delle purtroppo numerose dittature dimenticate“. Marchesi ha quindi rivolto un appello alle diplomazie dei paesi occidentali e alle autorità italiane “per una politica estera diversa, che non dimentichi, in sede di rapporti bilaterali, la questione dei diritti umani”.
L’INTERVISTA: ROBERTO BERARDI FINALMENTE A CASA A LATINA: “SONO TORNATO DALL’INFERNO” – FOTO





