Welfare

L’appello fatto dal Sindaco Damiano Coletta ai cittadini di Latina di prendersi cura della propria città, ha suscitato un dibattito interessante. Qualcuno lo ha considerato un richiamo un po’ moralistico che non spetta ad un amministratore pubblico fare, qualcun altro uno scaricabarile. Proviamo a darne una lettura più stimolante.

Innanzitutto scopriamo finalmente che la politica ha un limite. A lungo siamo stati abituati, con l’assistenzialismo nella Prima Repubblica e con i salvatori della patria nella Seconda, ad aspettare soluzioni taumaturgiche calate dall’alto. Abbiamo caricato gli enti pubblici di qualsiasi problema sfiorasse le nostre comunità. Questa mentalità, che don Luigi Sturzo chiamava “panteismo di Stato”, non può che disilludere, non essendo la politica la panacea di tutti i mali dell’uomo. Da qui all’antipolitica il passo è brevissimo: la disillusione genera una scontro permanente tra governati e governanti e, come avverte il professor Giovanni Orsina, travolge tutti. Nessuno escluso.

In secondo luogo le istituzioni debbono sicuramente dare risposte, ma solo quelle risposte che la persona, facendo ‘corpo’ con altri, non può dare.

Secondo il principio di sussidiarietà, nella cui logica lo Stato è al servizio della società e non il contrario, le istituzioni non temono le soluzioni migliori offerte dai soggetti più prossimi ai problemi. Senza la cittadinanza un amministratore poco può fare, ma allora oltre agli appelli bisogna sostenere effettivamente le ‘vere’ agenzie educative e civili: quei famosi corpi sociali intermedi che possono essere di tipo volontario (associazioni) o naturale (la famiglia).

Se si vuole richiamare il senso civico, bisogna coerentemente fare tesoro delle esperienze concrete di senso civico dei cittadini.

L’educazione, la morale, il senso del vivere, non sono qualcosa che possa inculcare lo Stato o il partito, salvo vagheggiare lo Stato etico e quindi totalitario. Sono un patrimonio che cresce in seno alla famiglia e una città che non si impegni ad essere sempre più ‘a misura di famiglia’ lasciando ad essa strumenti per contare non potrà mai affrontare davvero la sfida educativa.

Occorre allora cambiare prospettiva di governo, pensare come finora in Italia non si è fatto iniziando a responsabilizzare la società civile, la famiglia e altri agenti che meglio possono offrire risposte: l’associazione di famiglie, il comitato di quartiere, l’associazione culturale o di categoria, la parrocchia e la comunità sportiva.

Se non dobbiamo aspettarci tutto dai nostri amministratori, neppure possiamo dargli tutto quello che abbiamo: incentivi come il baratto amministrativo ad esempio, che consente di scalare dalla tassazione ipertrofica i lavoretti svolti da privati, in contesti circoscritti si sono rivelati il giusto compromesso fra responsabilità civica e obbligazione politica. Ma gli strumenti specifici possono essere una miriade.

Quello che conta è invertire la nostra filosofia politica. Gli inglesi parlano già di “Big Society”, una grande e articolata società più forte e responsabile, capace di sgravare il pubblico da una serie di costi dei quali, con la crisi finanziaria, non può più caricarsi. Non si tratta di rimuovere diritti ma di attuare una vera e propria rivoluzione copernicana: passare dal welfare state ad una welfare community, fondata sull’idea dell’uomo non solo come individuo bensì come persona portata a relazionarsi e a mettersi insieme ad altri per scopi comuni.

Ad oggi i corpi intermedi sono visti spesso dalla politica come attori scomodi perché non controllabili. Pensiamo solo ai sindacati. Ma anche alla stessa famiglia. Se vogliamo rendere più vivibile lo spazio condiviso, non si può prescindere da questo attore ormai abbandonato e bastonato dalla crisi e da alcune ideologie che lo vorrebbero realtà “superata” o addirittura, in ossequio all’individualismo consumista, “unipersonale”. Per ricostruire le nostre città ripartiamo allora dalla cellula base custode della vita.

* Benedetto Delle Site è Vice Segretario dell’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti Gruppo Lazio