In un anno i finanziamenti delle banche italiane a famiglie e imprese sono diminuiti del 4%, percentuale mai registrata da quando a inizio anni ’90 si è iniziato a calcolare questi indici. Di fatto, i prestiti bancari sono al minimo storico. A certificarlo è l’ABI, l’associazione bancaria italiana, secondo cui la causa di questa gelata risiede nella recessione e nella mancanza di investimenti, nonchè la rischiosità del credito con un rapporto sofferenze nette su impieghi al 4,18% (era allo 0,86% prima della crisi, nel 2007).
Più in generale, la recessione – e il suo corollario dei fallimenti aziendali – sembra star mettendo a dura prova gli istituti di credito, con le sofferenze bancarie in costante aumento. Secondo il rapporto mensile Abi, infatti, quelle lorde hanno toccato ad ottobre quota 147,3 miliardi di euro, 27,5 in più di un anno fa e 100 in più rispetto alla fine del 2007.
In tema di fallimenti, quest’anno, tra gennaio e settembre, sono 9.902 i crack registrati dal Cerved, in crescita del 12% su base annua e del 9% nell’ultimo trimestre rispetto al precedente. L’aumento dei fallimenti, spiegano a Palazzo Altieri, è un fenomeno diffuso anche dal punto di vista geografico, con tassi di variazione più alti di quelli dello scorso anno.
Dati interessanti si trovano anche se si guarda l’altra faccia della medaglia, cioè quella dei denari lasciati “in custodia” agli istituti. In questo caso si mostra un nuovo rafforzamento dei depositi bancari a novembre: sono saliti del 5,7% a 1.216 miliardi di euro contro il +5,1% di ottobre. Sempre giù le obbligazioni, che sono scese del 9,3% rispetto al -9,6% di ottobre toccando 519 miliardi di euro.





