Se… se per una volta provassimo a non aver ragione, ma a sentire le ragioni. Se, dico se, per un giorno cercassimo di capire che questa città non è l’amico accanto, ma il passante che non abbiamo mai incontrato ed è qui con lo stesso merito che abbiamo noi.

Se, per strada ci sfottessimo per poi dirci che forse aveva ragione chi stava con il torto. Saremmo una città normale. Gli sconfitti hanno bisogno di eroi e la sorte è, per loro, giocatore baro e non destino determinato dalla forza di scegliere. La politica ha bisogno di ragioni e di passioni, ma non è mai una e per sempre, perché il modo cambia per conto suo.

Chi tifa non cerca conforto, ma l’assenso del gruppo, è lupo nel branco non felino alla fantasia della sua caccia. Latina sarà città se felini saranno a caccia, non lupi che si confortano della cattiveria reciproca. San Francesco va dal lupo a Gubbio e “ordina”: non nuocere. Ma lui è santo e il lupo è solo, se c’era branco San Francesco finiva lì perché non avrebbero ascoltato, ma ciascuno doveva dimostrare al branco la sua cattiveria.

Se… se per una volta provassimo a non avere ragioni, ma a sentire ragioni. Latina si chiude sempre per timore di confrontare la sua “bellezza” ingenua con la bellezza ardita del mondo intorno, si è belli o brutti non per l’affresco o il bosco, ma per le persone senza branco, felini liberi alla caccia.

Chi vincerà? Chi avrà intorno non un branco ma cacciatori consapevoli.