Li ho sentiti urlare, arrabbiarsi, insultare. Ho sentito i sostenitori sostenere, i decibel alzarsi e le parti sfottersi. I ben pensanti hanno chiesto silenzio ed ordine, hanno chiesto ad una piazza democratica il silenzio di un piazza totalitaria.

Nelle adunate di Mussolini si salta il cerchio del fuoco in ordine, ma c’era il disordine funesto del servo encomio. Coletta e Calandrini si beccano, che questa vita gli arrida. Urlate per favore, urlate forte contro l’imbecillità piccolo borghese del silenzio. Urlate tutto l’amore che avete per Latina e vinca chi ha più fiato in gola. Alle minacce dei francesi Pier Capponi: “voi suonerete le vostre trombe, noi suoneremo le nostre campane”. La libertà di Firenze era rumore, coraggio, orgoglio.

Ma andate a quel paese voi “silenzisti”, pulitini amatori di cimiteri. Suonino le trombe e le campane, ci si offenda, ci si difenda, non ci si fermi mai.

Piazza del Popolo con le grida dei liberi, ciascuno per la sua parte era bellissima. il presentatore cerca di placare gli animi: siamo in un salotto non in una piazza. Era Piazza del Popolo e il popolo urla, e la libertà fa rumore e non ha grazia, ma senza c’è la disgrazia dei servi.

Buona libertà, comunque votiate, noi liberi abbiamo vinto tanto quanto è stato il rumore delle ragioni e dei torti.