domenica 29 Gennaio 2023

Autonomia differenziata delle Regione, l’idea della Lega che depotenzia i Comuni

Un’idea controversa quella dell’Autonomia differenziata delle Regioni, proposta dalla Lega senza passare dal confronto con il resto della maggioranza di centrodestra. Certamente un modo per tornare nelle grazie degli elettori del Nord’Italia, che hanno premiato in massa la Meloni alle ultime elezioni, relegando al margine lo storico partito nato proprio dalle ragioni di un secessionismo che non ha mai davvero appassionato i cittadini. Tuttavia, analizzando la proposta in se, oltre alle critiche sul potenziale divisivo dell’idea, c’è anche un livello di lettura più profondo, che depotenzia le istituzioni di prossimità per i cittadini e allontana sempre di più la politica dal Paese reale.
Le Regioni in cerca di poteri speciali sono tutte del Nord, ma ottenendoli lo farebbero a scapito di chi? Dei Comuni certamente, con sempre meno autonomia e risorse e delle Provincie o Aree metropolitane già ridotte ai minimi termini. Un modo questo, di penalizzare i territori più piccoli, come già accade ad esempio nel Lazio, dove le Province scontano la presenza ingombrante della Capitale, determinante durante le elezioni Regionali nella rappresentanza e che la fa da padrona per lo stanziamento di risorse che non sembrano essere mai abbastanza. A scapito delle altre Province del Lazio, tutte cenerentole nello stanziamento di fondi e progetti, che non riescono ad avere lo spazio che meritano. Non solo, i limiti di certe forme di regionalismo li ha evidenziati la Pandemia, a partire dall’organizzazione, carente e inadeguata del sistema sanitario. Già oggi si è in una situazione in cui le Regioni sono ricche e i comuni poveri sottodimensionati, uno stato dei fatti da combattere non da radicalizzare.

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