Decreti emanati in nottata che correggono il tiro di quelli pubblicati meno di 24 ore prima.

Decreti che chiariscono i decreti di prima ma che in realtà lasciano talmente tanti dubbi di interpretazione su cosa sia, e con no, consentito fare ai tempi del Coronavirus che sindaci e presidenti di Regione sono costretti a chiederne, ormai di regola, l’interpretazione autentica.

Autocertificazioni, definite “autodichiarazioni” che cambiano con la velocità di un battito d’ali di farfalla costringendo i cittadino, soprattutto i lavoratori, a tenere sotto mano una stampante per evitare di compilare il modello vecchio.

E ieri ci siamo superati. Nell’arco di un’ora non una ma due nuove autocertificazioni hanno visto la luce.

Non si è fatri a tempo a preparare la prima che  arrivata la versione numero due, ovviamente rivista e corretta.

E quello che doveva esser uno strumento per snellire la burocrazia, semplificare le procedure, diventa l’ennesimo grattacapo all’italiana.

Il tutto a carico di cittadini e forze dell’ordine deputate al controllo.

E con l’aggravante che il cittadino, costretto a muoversi dovrà non solo compilare un modulo nel quale manca solo che ti chiedano il numero di scarpe di tuo nonno e il secondo nome della zia della cugina di tua madre ma, soprattutto, convincere chi ti ferma della bontà di quanto autocertificato.

Altrimenti? Il rischio è che si incorra in una sanzione immediata, stando il decreto del 25 marzo, che può variare da 400 a 3000 euro.

Dopo di che si può procedere a fare ricorso.

Insomma un caos che aggiunge tensione ad un’emergenza già difficilissima affrontare.

E’ giusto, anzi giustissimo utilizzare qualsiasi deterrente possibile per evitare che stupidi e furbetti se ne vadano in giro come se nulla fosse.

Ma è ancora più giusto non gravare su chi è costretto a muoversi per motivi di lavoro, esigenze particolari, o sanitarie, di altri grattacapi.

Pugno duro contro chi infrange le regole ma anche minore pressione su chi non solo le rispetta ed è chiamato a farle rispettare ma che ogni giorno deve confrontarsi con l’inutile burocrazia che continua a rendere l’Italia il paese della complicazione affari semplici.