Divinazioni e congiure, non si cercano ragioni ma si perseguono le convinzioni. Latina è città disegnata da futuristi ma con una classe dirigente di maldestri alchimisti.

Un sondaggio diventa il centro di una campagna elettorale che, non dicendo nulla, o poco, parla di se stessa. Sì i candidati e i loro sostenitori si dividono sulla vanità di se stessi. Il sondaggio è uno specchio deformante dove si guardano e non vedono le domande che fanno gli elettori. Non vedono le domande e non cercano risposte. Ma capita se non hai ragioni, ma istinto, non scienza ma alchimia.

Latina chiede non di cambiare, o di conservare, chiede di essere, di essere una città. Le categorie bene o male, cattivo o buono, servono nel vivere privato, qui è in gioco una scommessa collettiva. Se la fontana nel centro città è melma e nessuno se ne cura, se i bisogni degli ultimo hanno meno spazio di guardarsi allo specchio è grave. Il narcisismo dei sindaci è un dato che non esclude, che conferma i parametri di una proposta politica in cui ciascuno è “il bene”, “il rapido”, “il meglio”, “il noi” e tutti. Tutti gli altri, l’errore-orrore indefinito. Il discrimine della politica era l’idea futura, ora il trucco presente e per questo l’argomento è lo specchio e non la stanza, la parete e quanti stanno fuori dallo specchiarsi. E’ sintomatico: della fontana sporca niente, di come siam belli allo specchio tutto.