martedì 29 Novembre 2022

Appunti non richiesti a Sinistra

Non ho alcun titolo per entrare nel confronto politico dentro la sinistra italiana, ne ho per una democrazia che senza la sua dialettica è pericolosa, e a questo titolo dico la mia.
Sono stato colpito dai fischi a Genova all’indirizzo del partito riformista. Perché Genova è la città di Mazzini, quella da cui sono partiti i ragazzi per liberale la Sicilia e il mezzogiorno d’Italia con camicie rosse, la città contro Tambroni, la città dell’orgoglio proletario dei portuali, delle fonderie, dei cantieri. La città del mondo con il suo porto, la città repubblicana dentro. Colpito, perché?
Perché i genovesi si rivolgevano alla Lega con il suo egoismo di “prima gli…” o alla duttilità del nulla dei 5 stelle e non al partito del lavoro.
E vengo al mio, sul perché di quei fischi. Parlerò in prima persona per via di questa mia bestemmia socialista che in me si ostina a non morire e mi fa soffrire, scusandomi dell’ardire non richiesto.
Perché del distacco?
Perchè forse non siamo andati davanti L’Ilva, 20.000 operai, e non mi domanderei se loro sono gli ultimi o i penultimi, ma sarei certo che è la mia gente.
Perchè non abbiamo mai chiuso con l’infamia del numero chiuso all’università che nega la speranza a migliaia e migliaia di giovani, perchè non abbiamo detto niente su università private, poco più di niente che hanno negato la fatica dei nostri ragazzi.
Perchè non ci siamo mai vergognati di dire a loro che dovevano andare a lavorare all’estero (ma in Francia, in Germania c’è qualcuno che dice cose simili?) che era figo e giusto, quando è negare le radici, quando è ingiusto.
Perché non abbiamo mai detto che siamo umanesimo, carne e sangue e mai denaro e finanza, che siamo pietà cristiana, misericordia e speranza e mai rassegnazione.
Perché la nostra reale politica (Realpolitik, così facciamo vedere che anche noi abbiamo letto qualche libro) era tanto concreta che non prevedeva neanche di “sognare”, l’utopia, l’impossibile ed è diventata politica prevedibile, scontata, diciamolo: noiosa.
Perchè la scuola (chi ho lavorato quasi 10 anni) è il rapporto unico, eccezionale, che si istaura tra ragazzi e insegnanti e i presidi non c’entrano nulla. Non è il vigile che fa la città, lui fa scorrere il traffico.
Perché dobbiamo non dirci bravi al mondo, ma stare nel mondo ed affrontare il dolore e le sconfitte che non è esclusiva di qualcuno ma di tutto il mondo socialista riformista, ma o ci si salva insieme o torna la barbarie per tutti.
Perché gli altri, i nostri avversari, non sono sciocchi ma stanno dando risposte, sbagliate, a domande che esistono.
Perché non dobbiamo avere feticci, ma ragioni.
Perché l’Europa che si interessa dell’ora legale e non affronta la concorrenza fiscale sleale per cui la Fca prende sede in Olanda e produce in Polonia non potrà funzionare a lungo.
Perché il rigore economico porterà i suoi frutti nel lungo periodo, ma nel lungo periodo (come diceva Keynes) saremo tutti morti.
Perché non possiamo fare della Cina l’unica fabbrica del mondo, l’America l’unico laboratorio al mondo e noi solo consumatori di questo mondo.
Perché contano le visioni del mondo non chi, contingentemente, le interpreta.
Perché non servono i guru pagati, ma la passione gratuita, le sezioni, il confronto, il dopolavoro, il contatto umano.
Perché non debbono parlare per conto di tutti piccoli ragionieri e ragioniere stanche e firmate, ma persone come le altre, magari con i capelli fuori posto ma vive, riprese tra la gente non nei palazzi con gli arazzi.
Questo mi sentivo di dire, e credo mi verrà detto che è sciocco e fuori tempo, ma fino a quando ci sarà qualcuno che non ha per il suo bisogno ci sarà bisogno di quella parte della politica che si occupa di giustizia. L’alternativa? Io ho detto la mia.
Lidano Grassucci
Direttore di LatinaQuotidiano fino ad Aprile 2018. Giornalista professionista, laureato in scienze politiche, è stato direttore de Il Territorio, Tele Etere, Economia Pontina, caposervizio presso Latina Oggi e autore di numerose pubblicazioni.

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