negozio alimentare

Era attesa ormai da venti anni l’approvazione del testo unico del commercio nel Lazio.

Ieri il consiglio dopo un lungo lavoro ha licenziato il provvedimento, composto da 109 articoli, che rappresenta un vero e proprio piano regolatore del settore.

Favorevoli gli esponenti del centrosinistra e dei 5 Stelle, astenuto il centrodestra, ma Maselli e Cavallari hanno votato a favore, zero i contrari.

Introdotte nuove semplificazioni e aggiornate le norme sulla pianificazione delle
città, definiti gli orari di apertura dei negozi, introdotti i limiti massimi al numero di concessioni che possono essere detenute da un soggetto, per evitare oligopoli nel
settore, sia nei mercati e nelle fiere che fuori mercato.

Rafforzato il ruolo delle associazioni degli operatori, che potranno anche proporre modifiche e lavori per il loro mercato e verificare i banchi chiusi che si potranno rimettere a bando.

Inserite, tra le altre, norme di contrasto all’abusivismo commerciale e alla contraffazione, la tutela dei contratti di lavoro e delle pari opportunità, il sostegno ad iniziative di
recupero delle eccedenze alimentari e di farmaci.

Ma sul testo considerato dal presidente Zingaretti e dalla sua maggioranza, a numeri variabili, arriva la prima tegola.

L’associazione nazionale degli ambulanti, Ana, ha infatti già annunciato di voler impugnare la legge in Corte Costituzionale relativamente al punto che riguarda il settore.

“Siamo soddisfatti parzialmente della legge approvata in Consiglio regionale, perchè viene fissata – spiega Angelo Pavoncello, vicepresidente Ana – una scadenza ai titoli degli ambulanti, contrastando con quanto stabilito dal decreto legislativo cosiddetto Bersani del 1998 e che già nel 2008 ha automaticamente rinnovato questi titoli. La Regione, col testo unico appena approvato, ha di fatto normato la scadenza dei titoli al 2020, gettando di nuovo gli ambulanti nell’incertezza. Confidiamo anche in un correttivo nel collegato al bilancio”.