Quanto è lontana l’Europa? Te ne accorgi quando tornano le fiamme distruttrici, quando tornano i falò alle libertà. Discutiamo qui, da anni, se siamo europei. Se entriamo o usciamo dell’Europa. Ma l’Europa non è una porta girevole di un albergo, è un albero di quercia con radici nel tempo, tronco di ricordi, rami di dolore, foglie di bellezza e germogli di futuro.

L’Europa non sta nella partita doppia, anche se è europea pure quella, sta nelle cattedrali, utopia dell’uomo al mondo, sta nell’investimento a perdere nella bellezza, sta nella inconsapevolezza di domani, che ti giochi la vita stessa per fare la guglia, il campanile, la facciata più alta a Parigi di Reims, a Londra, più di Siviglia e a Colonia ancora più suo, e a Venezia che sanno di mare anche i leoni con il libro in mano.

L’Europa è che se vedi un uomo pensi che sia tale per la libertà di poter dire che fiume è un mare più stretto e uno viene a vedere, è pregare dio per questo creato ma c’è qualche uno che pensa che ci siano mille e mille universi e noi ne siamo solo una periferia delle mille che ci sono. L’Europa è una idea umana straordinaria dove le cattedrali non sono di tiranni, ma di “comuni” che si fanno “eccezionali” nella straordinarietà delle opere non di Dio, ma per Dio ed un Dio di misericordia.

L’Europa è un pianto laico su una chiesa che muore nel fuoco in cui i chiesici “arrostirono” i laici per uccidere diversità del pianto. E’ quei ragazzi che pregano a mani congiunte come da secoli e altri che cantano la canzone dei giacobini contro un unico pregare e continuare a dubitare perché conoscono Dio nelle scritture e non lo ritrovano nel ricercare.

L’Europa amici miei è una chiesa che brucia e gli europei, uno ad uno, da chi bestemmia la Francia a chi ama la Francia, da chi odia anche il pastis e da chi ama anche le baguette, piangono e non sanno dire il perché.

Per questo pianto che non so, voterò alle europee, ma non per una Europa stracciona degli spicci ma per l’Europa delle cattedrali, di ponti audaci, di ragazzi che si mischiano e fanno l’amore senza neanche capirsi nelle parole ma comprendendosi nell’essere felici.