venerdì 27 Maggio 2022

L’albero di Natale, una tradizione senza tempo

di Alessandra de Feo – Se si pensa al Natale cosa ci viene subito alla mente? Il Presepio e l’albero.

Sì certo, ci sono anche le immagini evocative di sani e buoni sentimenti sfruttate da sempre dalla pubblicità: caminetti accesi, omini innevati con bambini festosi che giocano a tirarsi le palle di neve, luci ovunque sparse sulle città.

Ma il Natale per tutti è legato ai due simboli per eccellenza. Il primo fa parte della nostra antica  memoria religiosa ed è oramai sedimentato nel nostro DNA. L’altro sembra più recente nella tradizione natalizia e le sue origini nordiche lo legano a riti e folklori pagani.

Ma in realtà, andando a rivederne le origini, l’albero di Natale è più vicino alla nostra cultura religiosa di quanto si pensi.

In effetti l’abete, essendo un sempreverde, era visto come simbolo di vita e rinascita dalle civiltà di ogni epoca.

Dagli antichi Egizi ai Greci, ai popoli Celti i rami di abete (o di pino per i Romani) venivano infatti utilizzati per adornare le case come simbolo beneaugurante soprattutto per il nuovo anno.

I Vichinghi addirittura iniziarono a decorare gli abeti con frutta in quanto questa pianta, resistente persino al gelo degli inverni nordici, era il simbolo di forza e di speranza per le giornate di sole a venire.

L’abete quindi è sempre stato simbolo di prosperità e benessere ma sarà soltanto nella metà del 15° secolo, e precisamente a Tallin in Estonia, che si allestirà il primo abete nella piazza centrale per radunare giocosamente ragazzi e ragazze e aiutarli così a trovare l’anima gemella.

Gli alberi venivano posti nei centri di raduno pubblico e di vita sociale cittadina per trasmettere buon augurio alla comunità.

Finalmente nel 17° secolo gli abeti entreranno anche nelle case private, portando questa credenza di fortuna e prosperità. Si inizierà ad addobbarli prima con pigne, frutta e bacche e poi, man mano, con decorazioni sempre più elaborate e di effetto.

Nella Germania del 1800 le luci erano costituite da candele accese e le ghirlande erano file di grani di mais scoppiato (il nostro conosciutissimo pop corn). Biscotti allo zenzero e cannella, da sempre spezie evocanti il Natale nordico, si aggiunsero ai decori più semplici, e ninnoli in vetro soffiato e legno o in paglia intrecciata.

Col tempo l’usanza di allestire l’abete natalizio divenne sempre più ricercata e nella letteratura ottocentesca vengono descritti alberi meravigliosi in atmosfere piene di luci, profumi e colori. Queste visioni di alberi opulenti, emananti calore e ricchezza, sono presenti sia nelle favole (“La piccola Fiammiferaia” di Hans Christian Andersen) che nei cosiddetti libri “sociali” (“Il Canto di Natale” di Charles Dickens) dove la ricchezza delle case aristocratiche e borghesi si contrapponeva alla cruda realtà del proletariato.

Una piccola curiosità a conclusione di questo breve cenno storico: sia in Italia che in Inghilterra la tradizione dell’abete decorato fu introdotta da due reali.

La Regina Margherita fu la prima ad allestire l’abete natalizio al Quirinale mentre in Inghilterra fu proprio il Principe Alberto, teutonico consorte della Regina Vittoria, ad introdurre la consuetudine, importata appunto dalla  Germania, di addobbare un grande abete per iniziare la celebrazione delle feste natalizie.

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