Se le attività di propaganda elettorale sono una minima parte dell’ordinanza relativa all’operazione Alba pontina sono ovviamente quelle che hanno più colpito la comunità. Qualcuno, secondo gli inquirenti, si sarebbe servito della forza del gruppo criminale per riuscire in qualche modo ad ottenere più voti. E la compravendita del voto non aveva più come protagonisti il candidato e l’elettore, ma il candidato e il procacciatore (anche con metodi violenti) del voto.

E’ una delle vittime delle estorsioni messe a segno dai membri della presunta associazione per delinquere di stampo mafioso sgominata ieri nell’operazione Alba pontina, a tirare in ballo uno dei candidati sindaco alle ultime amministrative. La notizia è arrivata come un pugno nello stomaco di chi ha sempre detto di agire nella legalità e per il bene della città. Il suo nome compare nell’ordinanza che ha portato all’arresto di 25 persone appartenenti al clan Di Silvio.

Una delle vittime del clan ha raccontato che il candidato in questione avrebbe dato mandato a Gianfranco Mastracci e Ismail El Ghayesh (arrestati ieri) di costringerlo a votare a suo favore con la preferenza espressa a Roberto Bergamo per il consiglio comunale. Si tratta dell’accusa di un ragazzo tossicodipendente, che il gip ritiene comunque credibile: “Mi hanno ordinato – racconta la presunta vittima – con tono imperativo, di votare per il candidato sindaco e come preferenza per consigliere comunale tale Bergamo Roberto, in quanto, a dire di costoro, avrebbero ricevuto la somma di 30 euro per ogni voto acquisito. Alle 18 … Mastracci e El Ghayesh mi hanno accompagnato con l’autovettura Lancia Y, in uso a quest’ultimo, presso il mio seggio elettorale”. Durante il tragitto sarebbero passati a prendere altri ragazzi ai quali chiedevano di votare sempre per  (il candidato sindaco, ndr) e Bergamo”. Il racconto non finisce qui: “Il giorno dopo ho dovuto consegnare la mia scheda elettorale nelle mani di Gianfranco Mastracci e ho saputo che, anche, gli altri ragazzi hanno fatto lo stesso perché a dire di Mastracci avrebbe dovuto far vedere al (candidato sindaco) il numero dei votanti per ottenere quanto pattuito con questi”. Le schede elettorali sarebbero state portate, secondo quanto raccolto dagli inquirenti a “Calo”, Angelo Morelli, che le avrebbe poi portate alla persona interessata. Morelli e Bergamo sono indagati a piede libero.

L’attività di propaganda elettorale veniva portata avanti anche per una candidata alle elezioni amministrative per il consiglio comunale di Terracina. “Il compito di svolgere propaganda elettorale commissionato a Riccardo Agostino ed ai suoi operai non si risolveva nella mera attività materiale di affissione – scrive il gip di Roma – ma nell’imporre nelle aree prescelte la prevalenza delle affissioni del candidato sponsorizzato, assicurandosi che nessuno prevaricasse gli spazi a ciò riservati e facendo valere, ove necessario, la propria caratura al fine di redarguire chi non si conformasse a tale modalità di gestione delle affissioni”. Le dichiarazioni della presunta vittima sono state confermate anche dal pentito Renato Pugliese e un riscontro è stato sicuramente il ritrovamento all’interno di un’auto del gruppo criminale, dei volantini di alcuni candidati.

Altri arrestati invece al telefono confermano di essere stati pagati per acclamare insieme ad altri un candidato nel corso di un comizio. Insomma un aiutino consistente nella campagna elettorale a prezzi accessibili, tutto considerato.