Alba pontina, estorsioni ai commercianti: copione già visto in Don’t touch

operazione alba pontina

Un copione già visto, una storia sentita tante volte negli anni, perché davvero tutti sapevano, perché tutti in città conoscevano chi “comandava”, chi poteva permettersi ogni cosa senza che nessuno osasse contraddire o tanto meno denunciare. Lo abbiamo letto nelle carte dell’inchiesta Don’t touch come i Travali e Costantino Di Silvio detto Cha Cha entrassero nei negozi vip del centro per prendere i capi più costosi, senza pagare o decidendo arbitrariamente la percentuale dello sconto.

Durante l’intercettazione telefonica del 10 dicembre del 2014 Costantino Di Silvio alla domanda di una persona non identificata che gli chiedeva dove andare a prendere i jeans e il giubbotto risponde semplicemente: “Da Fanella” e insiste “Guarda che i jeans te devi piglià quelli da duecento euro l’una … è!!!… o sennò te scegli un jeans da duecento e un altro da duecento, n’altro pantalone diverso!!”. Fanella e Mancinelli. Oggi nell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari dell’operazione Alba pontina si trovano i nomi di Barboni e Mancinelli.

Dopo Don’t touch la prevaricazione ha solo cambiato nome. I due gruppi erano alleati e quando uno non ha più potuto gestire una parte del territorio, perché i suoi membri erano in carcere, è subentrato l’altro. L’incubo non era affatto finito. Ci sono voluti altri 4 anni, due di indagini, per tornare di nuovo in città a respirare un’aria nuova.

A denunciare, a trovare la forza e il coraggio, è stata una futura madre, spaventata a morte per la sua incolumità e per il bambino che portava ancora dentro di lei, si è rivolta alla polizia. Perché quello che ha dovuto subire non sia lo stesso destino del suo bambino. Era al settimo mese di gravidanza quando tre donne rom erano entrate nel suo negozio, tra cui Sabina De Rosa. La donna è stata arrestata tre giorni fa nell’operazione Alba pontina e accusata di associazione per delinquere di stampo mafioso. Il 7 dicembre 2016 avevano preso dallo scaffale del negozio nel quale lavorava alcune lenzuola, per un valore di 125 euro. Alla cassa però ne volevano pagare soltanto 45. La commerciante vista l’eccessiva sproporzione ha chiesto il resto della somma e a quel punto la donna avrebbe cominciato ad urlare dicendo che se si fosse opposta avrebbe chiamato il marito. Poi mentre usciva dal negozio avrebbe aggiunto: “Adesso vedrai che stasera quando chiuderai il negozio mio marito ti farà trovare una bella sorpresa così impari a non fare quello che ti dico”.

Denuncia supportata dallo stesso Renato Pugliese, ora collaboratore di giustizia. L’uomo ha riferito che i commercianti di Latina erano costretti a fare sconti o, talvolta, a a non far pagare la merce. Egli stesso si recava in quegli esercizi commerciali e pagava sempre la metà: “La cosa – dice – era automatica, nemmeno lo chiedevo“.

In altri casi solo grazie alle intercettazioni gli investigatori hanno scoperto che qualcuno subisse le stesse estorsioni. I negozianti però ammettevano soltanto davanti alla prova delle intercettazioni, messi ormai alle strette.

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