L'elicottero in volo durante l'operazione Alba pontina

Ottanta anni di reclusione. Questa la richiesta di condanna complessiva per i membri del clan Di Silvio arrestati con nell’operazione Alba Pontina e che rispondono, a vario titolo, di 45 capi di accusa, primo tra tutti l’associazione di stampo mafioso, 416 bis, e poi estorsione, usura, riciclaggio, voto corrotto. Reati contestati dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma per i quali è in corso il processo in abbreviato, il rito che prevede la riduzione di un terzo di una eventuale condanna, calcolato già dai pubblici ministeri.

I pm Luigia Spinelli e Claudio De Lazzaro hanno ricostruito davanti al giudice di Roma Annalisa Marzano, il “sistema Latina” già emerso in altre inchieste precedenti, come quella di Don’t touch.

In particolare l’accusa ha chiesto 18 anni ognuno per Samuele e Gianluca Di Silvio e 16 anni e 8 mesi per Ferdinando Pupetto. E poi 6 anni per Gianfranco Mastracci; 5 per Daniele Sicignano e Valentina Travali; 4 anni e 4 mesi per Mohamed Jandoubi e Hacene Hassan Ounissi. Ancora 2 anni e 2 mesi per Daniele Coppi.

L’udienza è stata rinviata al 24 maggio prossimo. Sarà il momento delle arringhe degli avvocati Alessia Vita, Sandro Marcheselli e Oreste Palmieri.

Oggi, 15 maggio, presso il tribunale a Latina, è prevista invece l’udienza per gli altri indagati nella stessa inchiesta che non hanno scelto riti alternativi e sono giudicati in immediato cautelare. Sono Armando Lallà Di Silvio, la moglie Sabina De Rosa, Angela, Genoveffa e Giulia Di Silvio e Francesca De Rosa Tiziano Cesari e Federico Arcieri.