Si chiama “Piano di gestione del daino“.

Si legge contenimento della specie avvalorata, nel piano stesso, dal proliferare dei daini che stanno creando danni all’ecosistema del Parco e alla sicurezza del persone.

Si concretizza nella decisione di abbattere centinaia di capi.

La denuncia arriva dall’ex sindaco di Ponza, Piero Vigorelli.

La decisione era annunciata. Lo aveva stabilito il consiglio direttivo del Parco del Circeo nella seduta del 23 gennaio 2017, con la delibera n. 2 che aveva avuto tre voti favorevoli e un voto contrario, quello del sindaco di Ponza Piero Vigorelli.

Due anni più tardi, il 30 dicembre 2019, una delibera del direttore del Parco, Paolo Cassola, rende operativa quella decisione.

I daini, introdotti nel Parco nel 1953 nell’ambito dei programmi di allevamento della selvaggina da ripopolamento, svolti dall’ex Azienda di Stato delle Foreste Demaniali e mantenuti all’interno di un grande recinto di 400 ettari, sono fuggiti dalla cattività e hanno dato origine alla popolazione che occupa attualmente l’intera Foresta, con densità
variabili.

“Sono stati stanziati – spiega Vigorelli in un post pubblicato su Facebook – la bruttezza di 170.000 euro per un’operazione che, ammaliata di dolci parole, viene battezzata “Piano gestionale del controllo del daino nella foresta demaniale. Vale a dire, inizio della mattanza dei daini nella foresta del Parco”.

Saranno abbattuti almeno 350 capi. La popolazione dei daini dovrà, infatti, essere ridotta del 30 per cento, ogni anno e per i prossimi tre anni.

“Si prevedono “battute” notturne per far convogliare i daini in “corral” mobili di almeno mille mq, che sono dei recinti-prigione, un po’ come la “camera della morte” della mattanza dei tonni. Appostati su altane a circa 15 metri da terra, ci saranno i fucilieri di Sua Maestà il Parco, che saranno equipaggiati con “fucili a canna rigata, di calibro non inferiore a 6,5 millimetri, dotati di cannocchiale di mira a 12 ingrandimenti” e adatti alla visione notturna. I capi uccisi avranno la loro bella targhetta graffata all’orecchio”.

Il Parco arriva perfino a calcolare un peso medio di 40 chili per capo, e quindi un totale di 14.000 chili di carne fresca da immettere sul mercato.

“Risparmio altri preziosismi ripugnanti che si possono leggere nel “Piano di gestione del controllo del daino”. Con questa e altre operazioni del genere, risulta chiaro che, per i dirigenti dell’ente, il Parco deve essere un luogo disabitato da ogni specie di animali e da cercatori di funghi o asparagi selvatici, sui quali si è abbattuta la mannaia del divieto. Dicono che così si preserva e si garantisce la “naturalità”, cioè la rispondenza a un ordine interno o esterno motivato dalla natura. Chissà se appartiene alla “naturalità” anche il fatto che, lungo le recinzioni della foresta demaniale, sono al lavoro le prostitute, sedia e fuocherello, che sanno bene come penetrare nella foresta con i loro clienti”.

La stima complessiva (al 2015), quindi, all’interno del Parco Nazionale del Circeo è pari a 1268 daini, per una densità media complessiva di 0,42 capi/ettaro, con un gradiente
decrescente man mano che dal “parco daini” si va verso la Migliara 49.

“Dopo i mufloni di Zannone, ora tocca ai daini. Per la verità, per la nostra isola il Parco ha previsto una morte, come dire, più raffinata. Quei pochi mufloni sopravvissuti a Zannone finiranno in un recinto, e lì moriranno di fame, lentamente e inesorabilmente. Il Parco sorveglierà la fine della colonia dei mufloni. Una sorta – conclude Vigorelli – di omicidio assistito”.