Punto di Primo Intervento di Sabaudia

Sono bastate sei righe, inserite nel nuovo piano di riorganizzazione della sanità del Lazio, per mandare in fumo ogni speranza di sopravvivenza per i Punti di primo intervento della provincia di Latina.

Il decreto, pubblicato ieri 13 agosto, sul bollettino ufficiale della regione Lazio, a firma del presidente Zingaretti, fa calare di fatto il sipario su qualsiasi speranza da parte dei cittadini.

Dal primo gennaio 2020 i Punti di primo intervento lasceranno spazio ai punti di assistenza primaria.

Ora il presidente della Regione Lazio, con un nuovo decreto (DCA U00303/2019 in data 25 luglio, pubblicato sul BURL del 13 agosto) ha deciso la trasformazione a far tempo dal 1° gennaio 2020 dei PPI in Punti di erogazione di assistenza primaria nelle ore diurne con affidamento all’ARES 118 di detto servizio nelle ore notturne.

“Si tratta dell’ennesima esternalizzazione di un servizio sanitario che, dove è stato attuato, ha già dato risultati negativi, deciso senza che sia stata fatta una simulazione dei possibili effetti e senza aver fatto – spiega il promotore del Comitato per la difesa del Punto di primo intervento di Sabaudia, Franco Brugnola – una reale analisi dei costi derivanti dall’utilizzo di medici di medicina generale nelle ore diurne e di altre unità mediche non meglio definite a bordo delle ambulanze private”.

L’unico risparmio sarebbe quello del personale infermieristico che in questi anni ha dimostrato sempre una encomiabile abnegazione nei confronti di tutti i pazienti, ma sarebbero ben altri i costi su cui agire.

“Il tutto avverrebbe in violazione del decreto del 2015 che oltre a non fissare alcuna data a detta trasformazione la subordinava all’avvenuto potenziamento delle attività di assistenza territoriale che – continua Brugnola – nel nostro Comune sono ancora estremamente carenti e siamo ancora in attesa della Casa della Salute“.

Le scelte calate dall’alto, avallate dall’inerzia della politica che in consiglio regionale sembra limitarsi a prendere atto dello smantellamento dei presidi, calzano strette al comitato che in questi mesi ha portato avanti, tra raccolta firme e convegni, la volontà di non perdere un punto di riferimento fondamentale per l’assistenza sanitaria nei confronti dei cittadini.

“Per quanto sopra il nostro Comitato – conclude Brugnola – è deciso a portare avanti la propria lotta proponendo una “azione popolare” come previsto dal testo unico degli enti locali (Tuel) o una azione di classe davanti al Tar di Roma”.

Un modo per dimostrare come là dove a politica risulta mancante o sommaria a prendere posizione a difesa dei propri diritti sono i cittadini.