Salvatore La Penna
Salvatore La Penna

A settembre i nodi sul tavolo di una possibile intesa tra il Partito democratico e il sindaco Damiano Coletta dovrebbero essere sciolti.

Un accordo su cui si sono scagliate le critiche di molti che hanno fatto leva, soprattutto, sulle divisioni che in questi anni di consiliatura hanno contraddistinto i rapporti tra Pd e Lbc.

“Tendezialmente come formazione – spiega il consigliere regionale del Pd, Salvatore La Penna – sono contrario alla politica del mai con qualcuno sia a livello nazionale che locale. Viviamo in un momento storico contraddistinto da una campagna elettorale permanente. E’ chiaro che ad esempio non direi mai, per un discrimine valoriale, che sia possibile un’intesa con Salvini e Fratelli d’Italia. Una classe dirigente deve porsi prima di tutto il problema della soluzione dei problemi nell’interesse dei cittadre solo se esitono visioni complementari di base sui grandi temi”.

Quindi bene il dialogo con tutti ma gli accordi si fanno solo su radici solide e comuni?

“A Latina penso sia doveroso verificare le condizioni di un dialogo con l’attuale amministrazione comunale sia per una questione politica assoluta che di contesto. Riconosco alcuni errori compiuti da Lbc e dalla giunta Coletta dopo il voto. Molte volte hanno dato l’impressione di burocratizzare o ideologizzare i problemi cosi come, probabilmente anche il sindaco Coletta ha più volte trasmesso l’idea di voler costruire si di sé una personalità politica al di là dei confini di Latina forse anticipando troppo i tempi rispetto ad una città che aveva bisogno di essere ascoltata”.

Però la Penna va oltre e guarda alla sostanza rilegando queste “pecche” ad elementi di contorno.

“A Coletta ed Lbc, con cui condividiamo un quadro di valori culturali e politici innegabili, va però riconosciuto di essere stati in gado di aver liberato Latina da interessi particolari che la stavano distruggendo. Non dimentico cosa era la città nel 2016. Stretta in un immobilismo che durava da anni, attanagliata, come dimostrato dalle cronache giudiziarie, da tante, troppe, contiguità tra alcuni esponenti di livello del centrodestra e la crimialità organizzata. Progressivamente aveva perso l’identità di città giovane tesa al futuro per assumerne una nostalgica in maniera posticcia ed artefatta”.

L’impressione è che se il dialogo è la strada, la meta sia l’occupazione di posti di peso in giunta.

“I dettagli dell’accordo non spetta a me stabilirli. In questa fase il dialogo è giusto che si basi sulla condivisione di temi amministrativi decisivi per la città, dall’urbanistiaca allo sviluppo della marina, passando per il rilancio del centro storico. E l’intesa non può certo risolversi in un mero accordo organigrammatico. Certo è che se vi saranno le condizioni di segnare un cambio di passo anche noi dovremmo essere capaci di imprimerlo. In questo  senso avere una  giunta forte con un sindaco in grado di poter contare su assessori pronti a questo sforzo per i prossimi due anni è fondamentale. Nei processi bisogna credere sino in fondo”.

L’accordo Coletta – Pd potrebbe diventare un modello per il futuro di Latina e provincia?

“Negli anni in cui ho fatto il segretario provinciale ho sempre promosso coalizioni tra Pd e liste civiche nella maggior parte dei comuni in cui siamo andati al voto. In quasi tutte le realtà il binomio Pd – liste civiche è risultato vincente. In alcuni casi, soprattutto nell’area nord, le liste civiche sono andate da sole, aggregando anche parte del nostro elettorato e rappresentando un’istanza reale di cambiamento che ha sconfitto il centrodestra. Certo è che da parte nostra c’è la necessità di comprendere come essere elementi fondamentali della ricomposizione di un campo democratico e progressista che faccia da argine ad un campo di tipo sovranista”.

La ricerca di un’intesa con i movimenti civici non rappresenta una abdicazione dei partiti tradizionali?

“Noi abbiamo un tema tutto nostro che è quello di recuperare qualità progettuale e una classe dirigente che sia in grado di rimetterci al centro del dibattito politico, di analizzare e leggere la realtà. Questo non significa avare un atteggiamento sterile ma signifca rispondere alla necessità di essere umili di fronte a quello che accade nelle nostre comunità per riattrarre, in un quadro pienamente politico, nuove forze. Il tema è avere nel proprio soggetto politico la coerenza forza progettuale capacità di rappresentanza. Sapendo che è il dialogo che può dare risposte ai cittadini su tematiche fondamentali. Il Pd, a tutti i livelli, non si sta perdendo ma si sta confrontando per dare risposte al Paese. Il consenso è uno strumento, non il fine”.