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Acampora al Salone Nautico di Venezia: Economia del mare verso la transazione ecologica

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Il presidente della Camera di commercio di Latina e Frosinone, Giovanni Acampora, nel ruolo di presidente di Assonautica nazionale, ha partecipato alla settima giornata del Salone Nautico a Venezia.

Erano presenti anche l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro.

Per il convegno conclusivo della manifestazione E-Regatta, “Verso la transizione ecologica: propulsioni ibride ed elettriche, stati generali e normativa, infrastrutture per la ricarica, ambito lagunare”. Acampora ha preparato un lungo intervento.

“Per me è un grande piacere essere qui come presidente di Assonautica Nazionale – ha iniziato – che è fortemente impegnata sui temi specifici dell’economia blu e della transizione ecologica.

Oggi è un momento importante in cui si affrontano temi fondamentali per le tappe dello sviluppo del nostro Paese. Saluto e ringrazio il Presidente Conte che, tra l’altro, si è profondamente impegnato sulla sostenibilità: orientando le politiche nazionali verso un disegno di sviluppo incentrato sull’economia circolare e sulla transizione ecologica; puntando sull’impiego delle nuove fonti di energie e lo sviluppo tecnologico dell’idrogeno verde; creando il Cluster Tecnologico Nazionale sulla crescita blu; portando avanti il disegno di legge “salva mare” per il recupero dei rifiuti nel nostro mediterraneo, oggi ancora in discussione (il 70% dei rifiuti marini del Mediterraneo è depositato sui nostri fondali)”.

Poi annuncia la presentazione del “Rapporto sull’economia del mare” curato da Azienda Speciale della Camera di Commercio di Frosinone Latina, giunto alla sua IX edizione, elaborato dall’Istituto G. Tagliacarne e da Unioncamere. L’elaborato traccia le coordinate dell’economia blu del Paese e ne definisce la dimensione economica di un sistema complesso, oggi, più che mai, cruciale per una ripresa economica dell’Italia e più in generale di tutta l’Europa.

“Proprio il mare – ha detto – rappresenta un fattore strategico per molte attività economiche, perché la forza dell’elemento marino è rintracciabile non solo nel paesaggio, ma nell’economia, nella storia e nelle culture locali, influenzando la vita delle comunità coinvolte.

Le metriche della blu Economy che sono raccontate in questo rapporto restituiscono una dimensione che nel panorama europeo è già ampiamente riconosciuta attraverso la nuova politica economica europea del Green Deal. Seppure le metodologie usate dall’UE e dal nostro osservatorio sono diverse, il confronto seppur non puntualissimo ci dice che il nostro Paese realizza a grandi linee il 22% del valore aggiunto europeo ed impiega il 18% della forza lavoro europea.

Altro aspetto che vediamo nel rapporto è che la Blu Economy si caratterizza per la sua trasversalità intercettando ed interconnettendo diverse filiere produttive: il settore ittico, acquicoltura e lavorazione del pesce, l’industria delle estrazioni marine, la cantieristica navale e nautica da diporto, il turismo sportivo e ricettività costiera, il trasporto merci e passeggeri”.

“Esiste un effetto moltiplicatore in quanto ogni euro prodotto dalla Blue Economy ne ha attivati 1,9 nel resto dell’economia per un valore aggiunto creato nel resto dell’economia di ulteriori 89,4 miliardi di euro, per un ammontare produttivo complessivo che sfiora i 137 miliardi di euro (l’8,6% del valore aggiunto prodotto dall’intera economia nazionale). Una dimensione imprenditoriale che sfiora le 209 mila unità (di cui il 90% nei comuni costieri), pari al 3,4% del totale delle imprese nel Paese, ed esprime 893,6 mila occupati che incidono per il 3,5% sul totale dell’occupazione del Paese.

Se il nostro Paese è estremamente competitivo nei settori più tradizionali, come le attività turistico -ricettive, il trasporto marittimo, la filiera ittica, la cantieristica, tuttavia ci aspettiamo un cambio di passo nei settori in cui è più ampio il ritardo come le biotecnologie blu, l’eolico offshore, la ricerca e sviluppo.

La crisi ci ha imposto nuove regole e cambierà il modo di fare impresa e noi siamo pronti a seguire questa evoluzione; abbiamo una opportunità trasformativa irripetibile in cui noi ci vogliamo essere come sistema nazionale camerale e come Assonautica in rappresentanza delle imprese.

Il Green Deal europeo definisce obiettivi ambiziosi da raggiungere entro il 2030 e l’azione dell’Unione Europea sta convergendo con decisione sugli obiettivi di neutralità climatica (riduzione delle emissioni di carbonio di almeno il 55% entro 2030 e conseguire la neutralità climatica entro il 2050) attraverso le fonti rinnovabili, sulla mobilità sostenibile ed intelligente, sull’economia circolare, sulla conservazione e protezione delle biodiversità e degli ecosistemi; la dimensione economica di tale azione è senza precedenti.

“Noi siamo pronti come sistema delle imprese a metterci in gioco e lavorare sui temi più rilevanti, tra i quali: i Porti verdi, infrastrutture complesse che dovranno funzionare con energie rinnovabili attraverso reti intelligenti; l’efficientamento energetico degli scali e dei servizi portuali, elettrificazione dei consumi con fonti rinnovabili; l’elettrificazione delle motorizzazioni e l’incentivazione nella croceristica attraverso misure specifiche per la riduzione delle emissioni; la digitalizzazione dei cantieri e delle navi con l’introduzione in tutti i processi delle tecnologie 4.0 (dalla costruzione alla gestione del mezzo); l’economia circolare e l’eco-disegn, con la riprogettazione dei prodotti utilizzando materiali biodegradabili o compostabili; il riciclo dei rifiuti della pesca”.

Acampora ha quindi sottolineato il ruolo chiave delle istituzioni: “Oggi più che mai è necessario che gli sforzi di tutti noi convergano; è necessaria l’assunzione di responsabilità condivise da tutte le componenti politiche e imprenditoriali perché le risorse destinate al nostro Paese siano impiegate nell’attuazione di una strategia nazionale che valorizzi le enormi potenzialità dell’economia del mare”.

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