domenica 21 Luglio 2024
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A rischio l’accesso al credito per le aziende, denuncia di Impresa e Confcommercio

A rischio l’accesso al credito per le micro e piccole imprese. La denuncia arriva da Impresa, l’associazione dell’Industria e delle piccole e medie imprese e da Confcommercio Lazio sud, che sono fortemente preoccupate perché nella seduta del 10 gennaio 2019, il consiglio regionale del Lazio ha approvato un ordine del giorno collegato alla proposta di legge 85 del 3 dicembre 2018 “Legge di stabilità regionale 2019” che rischia di penalizzare in maniera molto pesante questa possibilità per le aziende. La proposta potenzierebbe inoltre il sistema dei confidi facendo aumentare alle aziende i costi, non più sostenibili, per l’accesso al credito.

“Questa proposta – ha detto il presidente di Confcommercio Lazio sud, Giovanni Acampora, rischia di compromettere fortemente l’accesso al credito soprattutto delle micro, piccole e medie imprese, vero motore della nostra economia regionale. Tale provvedimento paventato dalla Regione Lazio non è assolutamente in linea con le esigenze reali del mondo imprenditoriale né con la normativa vigente nel settore del credito e degli strumenti di mitigazione, inoltre si andrebbe di fatto a ripristinare in parte una situazione normativa che la Regione Lazio aveva eliminato nel 2013. Le micro, piccole e medie imprese rappresentano l’asse portante dell’economia dei nostri territori pertanto risultano strategiche e prioritarie le azioni di politica economica finalizzate a sostenere e salvaguardare la loro crescita e il loro sviluppo, specie in questi anni di crisi e di profondi cambiamenti normativi che hanno riguardato anche il rapporto Banca – Impresa.”

“In Italia – ha dichiarato il presidente di Impresa, Giampaolo Olivetti – il 99% delle imprese sono micro, piccole e medie e danno lavoro a 16,5 milioni di persone, rappresentando circa il 75% del Pil. L’accesso al credito sui territori è un volano fondamentale per la crescita di queste aziende e il canale bancario rimane in Italia la principale forma di finanziamento. Agevolare l’accesso al credito delle nostre Pmi nei confronti del sistema bancario, per le esigenze finanziarie di breve e lungo periodo, deve essere la principale priorità della politica e delle istituzioni.

È indispensabile che le aziende possano usare liberamente tutti gli strumenti esistenti e soprattutto essere informate correttamente sul valore aggiunto di ogni singolo strumento e misura: sarebbe un errore molto grave limitare l’accesso diretto al Fondo centrale di garanzia ed obbligarle a rivolgersi ai confidi”.

“La reintroduzione della lettera ‘R’ della Riforma Bassanini – ha spiegato Acampora – norma scritta 20 anni fa, permetterebbe alle Regioni di escludere o limitare la garanzia diretta del Fondo centrale di garanzia sul credito, a favore delle controgaranzie rilasciate dai confidi. Un terzo soggetto, quest’ultimo, che allunga spesso i tempi ed i costi dell’affidamento, che prevede spese legate alla concessione della garanzia e che non gode delle agevolazioni previste dalla garanzia diretta del Fondo, che invece permette di praticare condizioni di miglior favore alle imprese finanziate e di liberare a parità di capitale maggiori risorse per il finanziamento di altre iniziative imprenditoriali”.

Tutte quelle condizioni favorevoli previste dal Fondo centrale di garanzia, non sono disponibili in caso di accesso al credito attraverso l’intermediazione dei Confidi e soprattutto ed in particolar modo nel caso dell’intermediazione dei confidi non vigilati dalla Banca d’Italia.

Una norma, quindi, che di fatto non sviluppa le garanzie dei Confidi danneggiando invece le imprese che, nonostante siano ammissibili ai benefici della garanzia diretta del Fondo, non possono accedervi. Ciò crea situazioni paradossali di disomogeneità di trattamento e di opportunità in quanto vengono avvantaggiate quelle imprese che si trovano localizzate nelle regioni dove non ci sono limitazioni in tal senso.

Nelle regioni dove la lettera r) è applicata (attualmente in Toscana per le operazioni di finanziamento di qualsiasi importo, in Abruzzo e Marche con soglie comprese tra 100mila e 150mila euro, in Friuli Venezia Giulia l’esclusione della garanzia diretta riguarda gli importi superiori a 25mila fino a 175mila), le imprese che vogliono accedere alla garanzia prestata dal Fondo per le Pmi sui finanziamenti, devono obbligatoriamente richiedere l’intermediazione di un confidi, con conseguente aggravio in termini di costi.

In queste tre regioni i risultati evidenziano che l’iniziativa non ha prodotto né condizioni migliori di accesso al credito per le imprese, né condizioni di sviluppo per i confidi, infatti:
è diminuito il credito erogato alle micro, piccole e medie imprese; è aumentato il costo dei finanziamenti ed affidamenti anche a causa delle spese per la garanzia dei Confidi; e si sono allungati i tempi di erogazione nei confronti delle imprese.

Ad esempio nella Regione Lazio, a seguito dell’eliminazione della lettera R (dal 1° gennaio 2014), si è assistito ad un incremento delle garanzie concesse (+78,4% tra il 2013 e il 2014).

“L’obiettivo di incrementare il credito alle PMI – ha concluso il presidente Olivetti – ossigeno fondamentale per la loro crescita, non può essere compromesso dall’applicazione della lettera ‘r’ perché è dimostrato che la garanzia diretta rappresenta uno strumento importante per il sostegno e lo sviluppo delle Mpmi ed un fondamentale strumento di politica economica a sostegno dello sviluppo del paese.

Per queste ragioni oggettive è necessario che le disposizioni previste dalla lettera ‘r’ della Bassanini vengano abrogate rimuovendo così uno dei principali ostacoli all’utilizzo del Fondo centrale di garanzia da parte delle imprese. Non è tollerabile che sia proprio la Regione a limitare o addirittura paralizzare il credito alle Pmi per favorire vecchie logiche ormai anacronistiche. Per questi motivi prima di ogni decisione a tal riguardo sarebbe auspicabile un immediato confronto con il mondo associativo datoriale, ascoltare quale è la posizione degli imprenditori che sono i diretti interessati dalle conseguenze di tale provvedimento”.

“Ancora una volta la Regione – gli ha fatto eco Acampora – prende decisioni che riguardano il mondo economico ed imprenditoriale senza un confronto preventivo con le associazioni datoriali, un metodo questo da stigmatizzare. È già accaduto con i consorzi industriali in cui il loro accorpamento è stato deciso dalla Regione senza alcun confronto con il mondo imprenditoriale. Le istituzioni non possono continuare a prendere decisioni senza condividerle con gli attori principali, ossia in questo caso, con le associazioni che sono espressione primaria dei territori”.

“In questi 2 giorni a gran voce moltissimi imprenditori del territorio laziale, con determinazione e preoccupazione, ci hanno contattato per evidenziare la forte preoccupazione”. Impresa ha aderito a Confcommercio Lazio Sud e insieme rappresentano a livello regionale oltre 6.000 imprese del settore industriale, del commercio e dei servizi.

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