di Giusy Cavallo – Nei giorni scorsi Alessandro Gassmann su Twitter ha lanciato una proposta per combattere il degrado in cui versa la Capitale negli ultimi tempi: “Roma sono io. Armiamoci di scopa, raccoglitore e busta per la mondezza e ripuliamo ognuno il proprio angoletto della città. Daremmo un esempio di civiltà a chi ci governa ed a chi ci insulta, ne saremmo fieri ed obbligheremmo l’amministrazione a reagire. Roma è nostra, io da settembre, appena in città, proporrò al mio condominio di dividerci i compiti, e scendo in strada, voglio vederla pulita. Diffondete questa iniziativa, fatelo anche voi, basta lamentarsi, basta insulti, FACCIAMO!”. L’attore ha spronato tutti a fare qualcosa per la propria città e non solo a lamentarsi che le cose vanno male.
A Latina, in realtà, questa mentalità c’è da tempo: i cittadini hanno imparato a rimboccarsi le maniche già da un bel po’ perché qui il degrado non è cosa nuova.
A cominciare da quando squadre di residenti sono scese nei parchi per tagliare l’erba alta perché il Comune non riusciva ad assegnare la gara pubblica (che adesso è stata assegnata ma i lavori ancora non sono partiti), senza dimenticare di quando un gruppo di ragazzi ha addobbato un albero in Piazza del Popolo perché al Comune era sfuggito che il Natale era alle porte.
In questi giorni un privato ha incaricato una ditta per ripristinare il porfido di Piazza del Popolo e la pagina e il gruppo Facebook “Latina Degrado Urbano” organizza sempre più spesso incontri ed appuntamenti per pulire questa o quella zona della città.
A Latina non serve nessuno che inviti a rimboccarsi le maniche, che dica “facciamo!”, è una cosa che viene spontanea perché a nessuno piace vedere la propria città in queste condizioni e l’era delle lamentele e delle segnalazioni è passata da un pezzo. A Latina “fanno” già tutti e da soli, magari questo è un tema sul quale il nuovo sindaco, o chi si candida per quel ruolo, dovrebbe riflettere.





