In Italia si nasce sempre meno e il trend è confermato nella provincia pontina. I dati diffusi nei giorni scorsi dall’Istat sono inesorabili. Nel nostro territorio il rapporto tra nati e morti nel 2017 è negativo (-587). La popolazione invecchia e le famiglie sono composte da meno bambini.

L’incertezza nel futuro e la crisi economica si fanno sentire e sono sicuramente una delle cause, se non la principale, della situazione. Non è un caso per esempio che al nord si facciano più figli rispetto al sud, con il centro che si attesta poco al di sotto della media delle regioni settentrionali italiane. Al sud, dove le famiglie sono sempre state numerose, negli ultimi anni la tendenza è cambiata. Comunque il numero medio di figli per donna fertile in tutta la Penisola è di 1,32 nel 2018. Con il dato più basso registrato in Sardegna (1,06). L’età media del primo bambino è di 31,1 anni.

Il dato che più lascia pensare è che le donne nate nel 1950 senza figli sono l’11,1%, quelle del 1977 (che hanno quindi 42 anni) il 22%. E, se fare un bambino non è certo un obbligo, sempre più spesso non è una scelta.

L’invecchiamento della popolazione non è arrestato neanche dalle ondate migratorie, come qualcuno tende a credere, perché sebbene il saldo migratorio sia positivo non c’è un’aumento vertiginoso delle nascite.

Soltanto i comuni di Aprilia, Sermoneta, Fondi e Roccasecca dei Volsci hanno un saldo positivo. Quattro su 33 della provincia pontina. Ad Aprilia il numero dei neonati è stato di 724, a Latina 1046. Il comune con meno nati è stato invece Terracina. A Ventotene sono venuti al mondo 8 piccolini e le morti sono state altrettante, con un saldo 0.