martedì 28 Maggio 2024
spot_img

25 aprile, la bellezza della libertà e le sue ombre

di Laura Barbuscia* – “È bello svegliarsi e non farsi illusioni”, diceva Cesare Pavese. “Ci si sente liberi e responsabili”. Liberi dagli errori e responsabili degli orrori. Orrori, commessi dai totalitari nazifascisti che hanno, troppo spesso, portato nel limbo gli errori commessi dai vincitori: partigiani e alleati. Episodi di valore e di coraggio ma anche di gratuita, feroce e impunita violenza hanno segnato la storia di terre perse e conquistate, di intere città invase e liberate, ma soprattutto hanno marchiato la pelle di uomini in lotta contro altri uomini. Molti partigiani assassinarono gente innocente; si macchiarono di violenze inaudite; diedero la vita. Molti altri tacquero sotto le torture. Altri ancora si sporcarono di crimini. Molti alleati, di contro, diedero la libertà ma, al contempo, la tolsero. Soprattutto alle donne. A quelle donne che nella Ciociaria, nel Frosinate e in Sicilia furono picchiate, abusate, violentate e stuprate dai “liberatori” stessi. Proprio così. Furono spogliate di libertà da chi lottava per restituirgliela. Eppure, “Tutti si aspettavano cose straordianarie dagli alleati; e tutti erano sicuri che col loro arrivo la vita non soltanto sarebbe tornata normale ma anche molto migliore del normale”, racconta Alberto Moravia nella Ciociara. “La storia”, insegna Friedrich Hegel, “quando la si dissoterra, salta fuori come un cane rabbioso”, come la verità. E capisci che, forse, anche tra i buoni ci sono i cattivi. Che dietro il loro giusto c’era qualche torto. “Tutti si aspettavano cose straordinarie” da persone ordinarie che erano uomini ancor prima che eroi ma che venivano trattati da eroi ancor prima che da uomini.

A conti fatti, la Resistenza si è macchiata di orrori, zone d’ombra, eccessi e aberrazioni. La nostra è un’eredità pesante perchè, esclusa la pietas, in guerra, qualunque atrocità fu resa fatale. Anche se il 25 aprile di settantatre anni fa, “abbiamo vissuto una delle esperienze più belle che all’uomo sia dato di provare: il miracolo della libertà”, come scrisse Norberto Bobbio, dopo l’obrorio del nazifascismo. Si cerca ancora di mobilitare lo spirito pubblico italiano contro l’antico cadavere del fascismo o, come si preferisce dire, del nazifascismo. Ma non ci si accorge che, oggi, il vero pericolo per il nostro paese, contro cui si dovrebbero chiamare gli italiani, è lo sfascismo. Dove sfascismo vuol dire arrendersi al declino dell’Italia. Anzi peggio, approfittare dello sfascio del nostro paese e spingere la situazione al collasso. Lasciamo stare le ombre e i fantasmi di settantatre anni fa. E di fronte alla crisi del sistema politico italiano e delle istituzioni, ricordiamo che la memoria ha i suoi diritti inalienabili, ma cambiamo atteggiamento. Oggi cantiamo ancora con enfasi “Bella ciao”, e festeggiamo il 25 aprile per ricordare i partigiani della Resistenza che sono riusciti a debellare il nazifascismo, anche a costo della vita. Viviamo un’epoca in cui giustizia, eguaglianza e diritti umani e sociali sono profondamente compromessi e sono in pasto ai poteri imperialisti e al capitalismo. E non riusciamo a godere della libertà ottenuta, seppur in maniera bruta. Allora, riappropriamoci di ciò che la storia ha deformato e ripensiamo “la libertà”, come la intendeva Theodor Adorno ,“che non sta nello scegliere tra il bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta”.

* Laura Barbiscia è corsista della seconda edizione del Workshop di Giornalismo Digitale organizzato da Net in Progress e LatinaQuotidiano.it

CORRELATI

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img