Unioni civili, la normalità di amarsi e la meraviglia inutile delle arretrate cronache

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Beniamino e Nino con il sindaco di Ponza Vigorelli

Questo fine settimana è successa una cosa ordinaria. A Ponza prima e a Latina poi si sono sposate delle persone che si vogliono bene, che hanno deciso di legare le loro vite per sempre. Oltre ai rallegramenti, dov’è la notizia? Non lo so. So però che dei tanti, immagino, matrimoni che si celebrano durante l’anno nella nostra provincia, quello di Ponza e di Latina hanno avuto una particolare attenzione mediatica. Beniamino e Nino si sono sposati sabato sull’isola pontina, lunedì nel capoluogo Gianfranco e Marco Emanuele.

Nella straordinarietà delle possibilità che danno, i diritti sono quelle consuetudini che regolano l’ordinario. Due persone che si amano hanno il diritto, se vogliono, di sposarsi. E dell’arretratezza del nostro Paese finalmente possiamo parlare al passato! Almeno sulla specifica vicenda delle unioni civili.

Tra gli ultimi in Europa e con un ritardo di almeno 10 anni rispetto agli altri paesi, dallo scorso maggio vige la legge n.76, meglio conosciuta come la legge Cirinnà che regolamenta le unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina le convivenze. Abbiamo raggiunto questo obiettivo dopo anni di dibattiti, di prese di posizione contro a mio avviso illogiche, di manifestazioni a favore dei diritti e contro quei diritti. E’ stato un percorso che il più delle volte è apparso talmente complicato da sembrare interminabile. Oggi è legge. Quel diritto oggi è normato, con buona pace di chi non lo trova giusto e per la soddisfazione di molti, me compresa, che ritengono che avere un diritto che non c’era significa avere un Paese un po’ più giusto e civile.

La sovraesposizione mediatica, le mille foto in comune, i sindaci in posa, la notizia lanciata come fosse notizia così come i sindaci che in altre parti di Italia si rifiutano di celebrare le unioni civili sono le facce della stessa medaglia. Che ancora tratta da fenomeno, da vantare o rigettare, ciò che è normale e normato.

Oggi siamo un po’ più ordinari, non certo straordinari. Straordinari lo eravamo prima, nell’accezione negativa a mio giudizio. Nella normalità di un weekend di ottobre le coppie si sposano. E non mi interessa sapere la provenienza, il credo, il sesso. Si sposano perché vogliono farlo. E in Italia possono, finalmente tutti. Auguri!

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