Talenti Emergenti, Simone Di Biasio: con la cultura costruiamo l’identità del territorio

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Simone Di Biasio può essere definito un “giornalista con licenza poetica”. Originario di Fondi, ha 28 anni, si sta facendo largo nel complicato e ristretto panorama culturale. Ha in tasca una laurea in editoria e giornalismo, e all’attivo tre pubblicazioni. Assenti Ingiustificati, che è una raccolta poetica; Partita (Penelope), è un monologo di Ulisse che attende il ritorno di Penelope, in una storia che inverte il ruolo della coppia con la donna che ha lasciato solo il marito per un viaggio; mentre è dei giorni scorsi la presentazione di Guardare la radio, un saggio sul fenomeno che sta portando le radio sullo scenario televisivo. Simone Di Biasio è presidente dell’Associazione Culturale Libero De Libero con cui organizza il Festival Poetico Verso Libero a Fondi. È lui uno dei talenti emergenti della Provincia di Latina.

Come hai iniziato ad occuparti di cultura?

Forse il mio scrivere mi ha portato poi ad occuparmi di questo settore, a scrivere di chi scrive. Il mio modo di fare giornalismo si è spostato sul versante culturale, ad occuparmi della “terza pagina” che sostanzialmente è scomparsa. Per questo ho iniziato a collaborare con blog e riviste letterarie, come Leggere tutti, oppure con Reader’s bench, e curo un mio blog Giornalismo Po’ Etico, dove cerco di fare giornalismo poetico e un po’ etico. Fare poesia mi ha sempre avvicinato alla realtà e anche questo è il compito del giornalismo. Giornalismo e letteratura sono sempre legati. E quindi perché non fare il giornalista di cultura in questo paese. Poi dal fare il giornalista di cultura mi sono ritrovato a fare organizzatore di eventi culturali, un festival di poesia, presentazioni varie tutte sotto l’egida della cultura.

Che contributo pensi di dare al mondo della cultura?

Mi piacerebbe che la cultura venisse trattata come un oggetto abbastanza delicato e anche fragile. Il fatto che sia scomparsa da giornali è indice di scarsa considerazione. Nonostante poi nelle zone colpite dal terremoto, in centro Italia per fare un esempio, una delle primissime cose rimesse in piedi è stata l’università di Camerino che ha ripreso a fare esami e hanno aperto le scuole. Questo vuol dire che bisogna ripartire dalla cultura, ed è la cosa più semplice e più difficile. Ti dà un identità personale, legata al territorio. Quindi mentre si ricostruiscono case e edifici, con la cultura si ricostruiscono le persone. Con il festival poetico (e non di poesia) che teniamo a Fondi, riuniamo tante arti che riconoscono il poetico inteso come ciò che è bello. È anche un attività di marketing territoriale.

Cosa stai facendo per Fondi e per il tuo territorio?

A Fondi tentiamo di far passare il messaggio che la cultura si può fare in qualsiasi posto e non solo in grandi centri. Quest’anno a Fondi era presente la figlia di Raf Vallone (attore degli anni 50), che al termine di una manifestazione teatrale di cui era rimasta entusiasta ci ha detto che in Provincia spesso accadono cose migliori che nelle grandi città. La cultura permette di lavorare su questo territorio. Anche la Provincia sta cambiando, abbiamo nuovi abitanti, dobbiamo fare i conti con la nuova realtà degli immigrati. Nel 2014 organizzammo un incontro sulla migrazione dove abbiamo ospitato migranti che ci avevano presentato i loro balli, le loro musiche, ci avevano fatto assaggiare i loro piatti tradizionali. Tra gli ospiti abbiamo avuto un poeta pakistano che però faceva il venditore ambulante in spiaggia. Ci siamo confrontati con l’altro, e è uno dei modi più belli di fare cultura nel nostro territorio.

Come può la cultura sopravvivere a questa cronica mancanza di fondi?

Sono stato tentato di cedere in tante occasioni, perché le forze vengono meno e spesso si sottraggono ad altre cose. Poi però si vedono le risposte della città e di chi viene da fuori, al festival a Fondi, o in altre occasioni, che rimangono abbagliati dai luoghi e dalle capacità organizzative. Alcune istituzioni ci sono state vicine, certo è che manca una continuità che purtroppo negli anni 80 e 90 si è confusa con il dare sempre la stessa torta alle stesse persone. E questo ha fatto sì che la cultura diventasse patrimonio di una ristrettissima cerchia. Continuità significa scegliere. Non servono finanziamenti a pioggia. Un ente deve scegliere democraticamente in base al reale valore. In questo modo si permette ad alcuni di crescere. Purtroppo però questo manca.

Come si possono avvicinare i ragazzi alla cultura come autori che come fruitori?

Ci sono molti ostacoli, ad esempio negli scaffali delle librerie di solito i poeti viventi si contano sulle dita della mano. Chi si avvicina alla poesia non vede libri in giro. Le stesse presentazioni dei libri sono superate, nonostante io continuo a farle perché non ho ancora trovato come sostituirle. Nel caso delle poesie, la presentazione si sostituisce con un reading. È come staccare un biglietto al teatro, se la peformance piace si acquista il libro. Per il resto è un terno a lotto.

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