Talenti emergenti, intervista ad Andrea Cinelli: i giovani imprenditori? Devono osare

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Andrea Cinelli

Andrea Cinelli ha 29 anni, proviene da una famiglia di imprenditori, di cui lui rappresenta la quarta generazione. Attualmente ricopre un ruolo di prestigio in una società strettamente legata a una multinazionale tedesca, e questo lo rende uno dei talenti emergenti pontini.

Partiamo dalla tua storia personale e imprenditoriale.

Rappresento la quarta generazione di imprenditori sul territorio. L’azienda è nata a Roma nel 1918, trasferita a Latina negli anni della fondazione, e poi è nata la ferramenta Cinelli di mio nonno. Lavoro per questo settore da 6 anni, prima come diretto responsabile di un’azienda strettamente familiare, e ora sono responsabile vendite di un’azienda legata al gruppo BASF, gruppo tedesco di chimica e vernici, dove ricopro la posizione di sales manager.

Quanto è pesato nel tuo percorso il nome Cinelli?

Il cognome mi ha aiutato senza alcun dubbio, ma al tempo stesso mi ha gravato di molte responsabilità. Essere un Cinelli mi ha dato una mano nell’inserimento graduale in questo settore, abbreviando un iter lavorativo che sarebbe sicuramente stato più complesso.
Al tempo stesso nel territorio e nel settore in cui opero, mi trovo quotidianamente di fronte a situazioni che un Cinelli deve saper affrontare ogni volta in maniera risolutiva.

Quanto è stato facile o difficile fare l’imprenditore?

Facile perché mio padre Luigi, che è venuto a mancare 10 anni fa, fino ai miei 17-18 anni mi ha insegnato la cultura imprenditoriale. Difficile perché fare l’imprenditore, dopo aver girato il mondo, poi rapportandosi alla realtà italiana, dà delle difficoltà che sono quotidiane, ora sormontabili. Ad esempio mi sono ritrovato nel bel mezzo di un cambiamento economico globale che è stato ovviamente e soprattutto subito in un azienda storica e legata a meccanismi interni pressoché obsoleti, ma che tra mille difficoltà negli ultimi anni ho dovuto gestire e risolvere rivedendo tecnologie e processi aziendali. Il cambio generazionale è stato difficile, non posso non ammetterlo. Ma L’imprenditore è un combattente, e un lavoratore. Ne faccio un discorso di cambiamento aziendale generale, adesso bisogna pensare al 2020, guardare avanti, e per farlo ci riesce chi ha una giovane età o una giovane mente.

Che consigli daresti ai giovani che vogliono avviare la loro impresa?

Accertarsi e ricercare. Accertarsi che la loro impresa sia veramente soddisfacente per la domanda che viene fatta dall’economia locale, ed essere sicuri che la loro offerta soddisfi questa domanda. E poi devono osare, devono rivoluzionare i processi, devono investire sulle persone, devono creare aziende di più imprenditori dentro un’azienda unica. Non è più il momento del patriarca, del padrone dell’azienda. Ora è il momento di guardare al di là delle Alpi per vedere come fanno in meglio ciò che facciamo qui quotidianamente. Non bisogna evitare le rivoluzioni. Non bisogna essere legati a stereotipi passati, oggi andiamo troppo veloci. Il ragazzo di oggi deve avere coraggio e dire alle generazioni passate: adesso è il momento di cambiare. L’economia cambia, il mondo cambia, non può non cambiare un’impresa.

Quali sono le tue aspirazioni?

Vorrei continuare ad avere fiducia da parte dell’azienda madre che ha costruito questa azienda intorno alle mie esperienze. L’aspirazione è continuare nel cammino della mia famiglia, nel poter dare i servizi e le certezze che hanno sempre dato, tralasciando e scusandomi per degli errori che chiunque può commettere. Non ho nessuna rivendicazione di tipo economico, avere un ruolo in una società legata a questa multinazionale è qualcosa che sto già vivendo. Voglio continuare su questa falsariga, e dare i servizi di un impresa locale, quindi il rapporto umano, personale, l’onestà la trasparenza, l’affidabilità di un’azienda artigiana.

Si parla di te come successore di Christian Papa in Unindustria… è vero?

Se ne parla fuori da me, quindi forse mi vedono all’altezza di Christian Papa. Vedendo ciò che stanno facendo sia il presidente di Latina, Christian Papa, che quello regionale, Fausto Bianchi, essere avvicinati a loro come progettazione futura per me è già un vanto. Quanto c’è di vero va chiesto agli imprenditori che voteranno tra due anni.

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