Talenti Emergenti, Christian Chiumera: la politica si impara nei partiti, Forza Italia conti sui giovani

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Christian Chiumera

Christian Chiumera ha 31 anni, è il coordinatore provinciale di Forza Italia Giovani dal 2014. Nella vita è un programmatore e un consulente esterno per la CONSIP. Da sempre milita nel partito di Silvio Berlusconi e adesso punta a rilanciarlo contando sui giovani. È lui un altro dei talenti emergenti della Provincia di Latina.

Come è nata la passione per la politica?

È una passione che mi ha trasmesso mio nonno che militava nella Democrazia Cristiana (Andrea Chiumera, gestiva la sezione della DC di Borgo Hermada, ndr). Quando ero piccolino spesso mi portava ai convegni, e io lo accompagnavo nelle ultime campagne della DC. Con lui ho vissuto l’ultima aprte di quel modo di fare politica nella Prima Repubblica. Quando mi sono trovato nelle scuole superiori è capitato quasi per caso che un amico mi coinvolgesse in un progetto politico che prevedeva la candidatura come rappresentante di istituto e poi in consulta provinciale in una lista espressione di Forza Italia. Da lì ho costruito il mio percorso, iniziando dalle scuole. Oggi riesci a fare politica se hai una grande passione e tanta pazienza, altrimenti per tante dinamiche sei portato ad abbandonare, soprattutto in età giovanile.

A proposito, perché i giovani faticano tanto ad avvicinarsi alla politica? Non sono interessati o è la politica che è chiusa nei loro confronti?

È vero che molte volte i giovani non si interessano alla politica, ma ciò porta la politica a non interessarsi ai giovani. La politica ha fatto perdere la fiducia ai ragazzi. Molte volte il sistema Italia ha portato in superficie un modo sbagliato di fare politica, perché invece di premiare chi mette davanti gli interessi della collettività rispetto ai propri, abbiamo visto andare avanti chi ha pensato ai propri interessi. Ultimamente quello che sto vedendo è che nella nostra provincia, dove Forza Italia non ha goduto di ottimi risultati, c’è tanto capitale umano fatto di ragazzi che vogliono avvicinarsi e aspettano solo di essere coinvolti. Servono persone che scendano sul territorio a prendere questi ragazzi, perché ce ne sono tanti. E questo secondo me è l’unico modo per far ripartire il nostro partito.

Come ti sei avvicinato a Forza Italia?

Ho vissuto il cambio che c’è stato dalla prima alla seconda repubblica e il mito del Presidente Berlusconi e la ventata di novità che ha portato, questo mi ha fatto avvicinare a Forza Italia. Mi sono avvicinato più alla persona e al modo di fare politica, alla dialettica e alla concezione che di politica si potesse occupare chi sta nella società civile. Ciò mi ha portato a pensare che tutti potessimo occuparci della vita pubblica. Il politico di mestiere spesso ha dimostrato di fallire. Io non ho mai cambiato bandiera, sono dell’idea che le lotte si fanno nel partito, non uscendo e accusando chi non ti ha dato gli spazi. Trovo invece sbagliato premiare chi rientra nel partito. Va dato merito a chi ha avuto fiducia, non a chi esce e poi rientra dalla finestra e magari si presenta in prima fila. Ciò visto dal lato giovanile è una delle tante cose che fanno allontanare i giovani dalla politica. Non c’è meritocrazia.

Perché hai preferito fare politica in un partito piuttosto che in un movimento civico?

Non ho scelto i movimenti civici perché ho sempre creduto nella gavetta che ti dà un partito. I tanti problemi che stiamo affrontando, vedi Latina con Coletta, mi portano a pensare che è vero che tutti possono fare politica se inseriti in una struttura di partito che ti dà una formazione e delle basi. Fare una campagna elettorale facendo i populisti è facilissimo. Amministrare una città e tradurre la campagna elettorale in fatti concreti è totalmente un’altra cosa ed è quello che sta succedendo a Roma e Latina, dove abbiamo persone sicuramente volenterose e con tanta voglia di fare che poi devono fare corsi di formazione perché non sanno cosa vuol dire amministrare, non conoscono niente di cosa vuol dire portare avanti un Comune, che è diverso dalla campagna elettorale, perché ti scontri con i problemi veri e la pressione quotidiana. Un partito ti prepara alla pressione che un amministratore riceve giornalmente perché veni abituato già da militante. Una persona che dall’oggi al domani senza esperienze amministrative, si trova a lavorare sotto pressione e non è abituata, è più facile che fallisca. È meglio intraprendere un percorso amministrativo con una formazione che solo il partito ti può dare, che è strutturato per farlo e inserirti in età giovane e portarti a una maturità amministrativa che ti consente di non fallire quando i cittadini ti votano per amministrare la città in cui vivono.

Come si fa a far tornare grande Forza Italia, considerando che tu non stai vivendo il partito nel suo momento migliore?

Io ho vissuto la parte più spendente quando avevo un incarico comunale nel gruppo giovani a Terracina. Quando ho preso l’incarico provinciale mi sono trovato davanti a un compito più difficile. Era facile quando avevamo percenutali bulgare e invece è difficile ora partire da zero. In tanti comuni non abbiamo nulla, o almeno nulla di ufficiale. Abbiamo ragazzi che hanno voglia di lavorare ma non abbiamo una struttura soprattutto a livello giovanile che ci permette di organizzarci. E il momento che sta vivendo il partito crea tanta difficoltà nell’andare ad aggregare i giovani. Ma quello che è emerso negli ultimi eventi di partito è che siamo arrivati a un momento che bisogna ripartire dai giovani. I grandi hanno dato troppo e hanno dato dimostrazione di sbagliare. O si riparte con facce pulite, nuove e con tanta voglia di lavorare oppure non andiamo da nessuna parte. L’ho detto tante volte anche ai dirigenti di partito. Non credo che chi ha sbagliato possa ora invertire la rotta.

Sei per un ricambio generazionale totale?

Non sono per un rinnovamento generazionale da totale perché ritengo che ci siano ancora delle energie positive di chi ha dato a questo partito e che devono essere mantenute, preservate e piano piano passate ai giovani. Non è tutto da buttare, assolutamente. Anche perché non è il cambio generazione che porta a un rinnovamento nel modo di pensare e fare le cose. Ho visto giovani invecchiarsi nel momento in cui sono entrati nei consigli comunali. Invecchiati nel modo di fare politica. Sono entrati in una certa maniera e poi si sono scoperti vecchi, voltagabbana e hanno dimostrato di non essere quel rinnovamento paventato in campagna elettorale.

Adesso sei impegnato nella campagna referendaria, che iniziative stai facendo?

Come sostenitori del No stiamo facendo i vari comitati nella realtà della provincia di Latina. A breve ci sarà la costituzione di un comitato provinciale che farà da coordinamento per gli eventi sul territorio. Oltre ai gazebo nei comuni vorremo fare confronti e convegni, dove la gente deve avere la tranquillità per sentire e capire le ragioni del No e perché Forza Italia sta portando avanti questa opinione. I giovani devono essere il traino di questa campagna referendaria. Noi giovani abbiamo più facilità ad aggregare rispetto ai “grand”i. Quindi in questo comitato ci sarà una forte rappresentanza giovanile, e dove i grandi rallentano entriamo in gioco noi, semplicemente perché ci viene più facile unire nel No movimenti come Lega e FdI perché abbiamo un obiettivo comune e non entriamo nelle dinamiche dei grandi di partito che poi si ingessano. Su alcuni comuni è difficile confrontarsi con i grandi e far capire che questa campagna è la premessa per un centrodestra unito. Mettiamo da parte i rancori e le litigate che ci sono state, è l’unico modo per ricostruire qualcosa. Con il sì avremo una riforma pasticciata con deficit di spazi rappresentativi e chi vuole emergere in politica avrà ancora più difficoltà a farlo. Ci troveremo una classe dirigente giovanile con gambe tagliate

È questa l’occasione per rimettere insieme il centrodestra?

Assolutamente sì, con tutte le difficoltà del caso. Ma adesso vanno messi da parte i rancori. L’obiettivo è mandare a casa il governo Renzi perché in un paese dove sono state fatte tante cose pastrocchiate ci troveremo una riforma costituzionale realizzata a colpi di maggioranza da un parlamento eletto con una legge incostituzionale. Se vogliamo cambiare la costituzione in questa maniera abbiamo tutti i motivi per dire No… Quella del centrodestra era una riforma migliore e fu bocciata. Tante cose all’epoca le dicevamo anche noi, ma la nostra struttura era completamente diversa, portava a una riduzione di parlmentari e senatori, non a un deficit di democrazia. Il cittadino qui pensa di scegliere, in realtà abbiamo i capilista bloccati ed è il segretario di partito che decide tutto. Con il combinato disposto dalla legge elettorale si trova ad avere poteri che prima non aveva, soprattutto se il capo di partito coincide con il premier e il capo di governo.

Per il futuro pensi che rimarrai in un ruolo di coordinatore oppure ambisci a una carica amministrativa?

Io tutt’ora cerco di aggregare i giovani nell’ottica tale che il compimento di una formazione giovanile, l’interessamento dei giovani nel fare politica serva alla parte amministrativa. Ad oggi mi sento di continuare a lavorare come coordinatore e coltivare questa carica perché è la cosa che mi fa muovere meglio. Avendo 31 anni arriverò magari fra 2-3 anni a candidarmi per una carica amministrativa, magari come consigliere, che è la cosa più opportuna. La gavetta conta molto. Iniziare dai consigli ti permette di avere un bagaglio di esperienze che ti fa crescere e ti fa andare in altre direzioni.

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